Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

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Un bel segnale

­ 14 giugno 2015

Il SI’ al principio del salario minimo è un bel segnale per la lotta al dumping, anche se il lavoro più difficile inizia adesso, con la sua traduzione in pratica, considerati anche i punti deboli del nuovo testo costituzionale. Invece di immaginare salari differenziati, come accaduto in altri Cantoni vale la pena di ragionare attorno ad un limite salariale unico, vicino a quello riconosciuto dalla politica sociale. Siccome i parametri dell’aiuto sociale dipendono dal concetto di fabbisogno, quindi dal numero dei membri della famiglia, concetto diverso da quello di salario, che retribuisce una prestazione data indipendentemente dal fabbisogno dell’economia domestica, è bene sapere che i parametri dell’assistenza applicati alla famiglia media ticinese, formata da 2,2 persone, danno un limite mensile di fr. 3’740.25. L’assistenza…

Meno caro e sempre solidale

­ 8 giugno 2015

Il nuovo canone previsto dalla legge radiotelevisiva sulla quale voteremo il prossimo 14 giugno sarà innanzitutto meno caro e più semplice. Meno caro perché permetterà di far pagare anche i furbi che oggi non lo pagano, meno burocratico perché sparirà la Billag che oggi ci costa una cinquantina di milioni all’anno, più semplice perché non più legato al possesso di un apparecchio radio o TV, considerato come i programmi radiotelevisivi siano oggi facilmente fruibili tramite telefonino, tablet, computer ecc. Restano ed anzi migliorano le esenzioni (persone al beneficio delle prestazioni complementari AVS/AI, case per anziani, case per studenti ecc.) e saranno chiamate a pagarlo anche circa un quarto delle aziende, solo le più grosse, sulla base di un criterio proporzionale alla loro dimensione. Già…

Nodi al pettine

­ 5 giugno 2015

Dieci mesi fa, in occasione della Festa nazionale, dissi che il voto del 9 febbraio 2014 andava applicato onestamente oppure superato da una nuova chiamata alle urne trasparente e democratica. Ora che l’ipotesi di una nuova votazione, allora secondo alcuni in Ticino impronunciabile, è divenuta la strada ormai accettata da quasi tutti (diversi Consiglieri federali, tutti i partiti svizzeri a eccezione dell’UDC), ora che comincia a far capolino anche la beffa per i ticinesi in caso di applicazione incompleta dei nuovi articoli costituzionali (l’USAM vorrebbe lasciar fuori dai contingenti i frontalieri perché l’economia ne ha bisogno), diventa ancor più d’attualità la necessità di costruire un patto tra centro e sinistra che permetta di affrontare il nuovo voto. Da un lato si manterrebbero le relazioni…