Ticinonews – OSPITI

L’iniziativa sulle armi militari in arsenale ha dato avvio ad una campagna dei contrari che ha debordato in mille direzioni con l’obiettivo di non affrontare la richiesta alla radice.

Si è parlato di iniziativa come primo passo verso l’abolizione dell’esercito, quando essa su questo punto non chiede nulla, si è detto che togliere le armi ai militi e lasciarle ai criminali ci avrebbe disarmato, come se i militi fossero in giro con lo schioppo militare a fare le ronde (speriamo non capiti mai), si è detto che l’arma militare in arsenale avrebbe penalizzato cacciatori e tiratori, che dall’iniziativa non sono toccati, si è detto che gli studi scientifici non provano che meno armi inutili in giro creano meno morti per suicidio, quando è vero il contrario.

Mille scuse per non affrontare un principio semplice. Ci sono migliaia di militi che non hanno mai chiesto di tenere a casa l’arma militare, ma che vi sono praticamente costretti, perché consegnarla in arsenale è troppo complicato. Perché vogliamo costringere queste persone a fare una cosa che non hanno scelto? Non è questione di fiducia o responsabilità, è solo una questione di buon senso. I militi che amano le armi chiedano un normale porto d’armi, gli verrà concesso, i cacciatori e i tiratori facciano altrettanto, gli verrà concesso, ma non obblighiamo migliaia di svizzeri a portarsi a casa un’arma che non hanno mai voluto avere al loro domicilio.

Ne guadagneremmo in rispetto delle persone e, secondo gli studi più accreditati, faremmo un passo corretto nel senso della riduzione del danno sul fronte dei suicidi.

Tutto il resto è solo fumo negli occhi, illazioni, teoremi e una buona dose di pregiudizi piuttosto banali avanzata da chi, in mancanza di argomenti nel merito della proposta in votazione, preferisce parlare d’altro contando sulla dabbenaggine dei lettori.