La Commissione della gestione e la Commissione sanitaria del Gran Consiglio stanno affrontando il messaggio sul nuovo finanziamento degli ospedali, che dal 2012 coinvolgerà anche le cliniche private a seguito di una modifica della LAMal del 2008.

In base a questa novità legislativa i Cantoni dal prossimo anno dovranno pagare almeno il 55% dei costi ospedalieri, non solo di quelli pubblici, come ora, ma anche di quelli privati. E siccome il Ticino è l’unico Cantone con una quota di ospedali privati elevata, circa il 40%, è proprio nel nostro Cantone che questa questione risulta particolarmente spinosa. La nuova spesa del Cantone a favore delle cliniche private, finora non sussidiate, ammonterà infatti a circa 85 milioni di franchi all’anno.

Il Consiglio di Stato ha preparato una modifica della legge cantonale sull’assicurazione malattia che, applicando il nuovo sistema di finanziamento deciso da Berna, introduce alcuni paletti ben chiari per evitare che la spesa ospedaliera esploda. Tra essi spicca la fissazione di un tetto massimo del volume delle prestazioni dei vari ospedali. Il sistema proposto, per grandi linee, definirà quante prestazioni sanitarie massime potranno essere effettuate nel corso di un anno da ogni ospedale, pubblico o privato. Questi massimi saranno la base per stabilire chi farà cosa e in quale misura nel nostro sistema ospedaliero e serviranno soprattutto ad evitare che l’offerta sfugga di mano, con conseguenti costi vertiginosi per casse malati e Cantone. Essi sostituiranno I massimi attuali, che oggi corrispondono all’ocupazione totale dei letti ospedalieri riconosciuti dalla pianificazione in vigore.

Il messaggio del Governo ha però già incontrato i primi scogli nei meandri commissionali, dove i rappresentanti delle cliniche private hanno mosso le loro pedine per far saltare il concetto di limite Massimo del volume delle prestazioni.

Su questo terreno arrischia di consumarsi una battaglia politica aspra, perché di mezzo vi sono parecchi soldi pubblici, in parte erogati direttamente dal Cantone, in parte erogati dalle casse malati, alle quali tutti siamo assicurati obbligatoriamente.

Rinunciare a definire il volume Massimo delle prestazioni nella pianificazione ospedaliera, come chiedono le cliniche private, equivale a rinunciare a tale pianificazione. Una situazione che nel medio periodo ci porterebbe ad un’esplosione dei costi sanitari e a uno sperpero di risorse pubbliche e private, ma tutte finanziate con denaro pubblico, proveniente direttamente dalle casse del Cantone o dalle casse malati pagate da tutti noi.

Per questa ragione è fondamentale che il tentativo di far saltare il volume Massimo delle prestazioni non vada a buon fine. Dovesse succedere faremmo passi indietro importanti nel difficile compito di gestire con cura l’evoluzione dei costi della salute in Ticino, con conseguenze catastrofiche per le casse pubbliche e per i premi di cassa malattia. Poi, quando il danno sarà fatto, non servirà piangere lacrime di coccodrillo o prendersela con il ridicolo controllo che esercita l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas) ogni anno sui premi e i loro aumenti, non servirà fare atti parlamentari preoccupati per i costi della sanità in ascesa. Il  momento di agire responsabilmente per contenere l’evoluzione dei costi degli ospedali, senza toccare la qualità delle cure ma fissando per bene il quadro dell’offerta ospedaliera è adesso. Bisogna farlo subito, perché il 2012 è vicino, perché rimandare alla prossima legislatura significa perdere tempo prezioso per la messa a punto di tutti gli strumenti necessari ad iniziare bene con il nuovo sistema, perché tutti gli elementi per decidere sono conosciuti.

Io confido che ci si arriverà, contenendo il tentativo di chi vuole portarci indietro di dieci anni, oltretutto riaprendo un conflitto con le casse malati, che certamente non accetteranno una pianificazione alibi, e con il rischio di farci imporre la limitazione dell’offerta ospedaliera dai tribunali. Su questo nodo politico fondamentale bisognerà vigilare con cura affinché, nel pieno rispetto del lavoro di tutti, sia davvero l’interesse pubblico a prevalere.

Apparso sul Corriere del Ticino il 18.2.2011