Dopo l’affermazione del Movimento 5 stelle molti sono i commenti che tentano di inquadrare quanto successo in Italia, che è di sicuro rilievo, e di coglierne significati, punti forti e deboli. Concordo con tutti coloro hanno individuato nella ribellione alla “casta” dei privilegi estremi dei politici italiani e nella protesta contro chi ha incarnato l’austerità dell’ultimo anno (Monti, PDL e PD) il principale motore dell’imponente ascesa del movimento lanciato da Grillo.

Detto questo, mi permetto però di segnalare quattro sue caratteristiche che mi paiono significative e che riprenderò brevemente in seguito.

  • Innanzitutto esso non è nato dal nulla in pochi giorni, come fu il caso di Forza Italia nel 1994: Grillo prima, le 5 stelle poi non sono un’assoluta novità nel panorama politico italiano, si sono già affermati in precedenza a Parma e in Sicilia, e settimana scorsa hanno saputo far confluire sulla loro proposta già presente nel paesaggio politico molti voti prima andati ad altri.
  • In secondo luogo si tratta di un movimento che ha saputo usare mezzi nuovi per coinvolgere le persone , prima di tutto i giovani, cioè la rete di Internet, con numeri e capacità di penetrazione assolutamente straordinari.
  • In terzo luogo si tratta di un movimento capace di eccessi , come i vari vaffanculo, il tono spesso violento e le uscite “eleganti” dello stesso Grillo dopo le elezioni hanno ben dimostrato.
  • Infine siamo di fronte a un movimento con un capo indiscusso e, a quanto sembra, anche indiscutibile.

Io non sono uno specialista di comunicazione, non so quali siano i mezzi migliori per arrivare alle persone con i messaggi politici, per cui non mi lancio in proposte in questo ambito, nel quale del resto abbondano i millantatori e i tuttologi. Constato che, per prendere qualche esempio, in Italia Berlusconi ha investito molto nella comunicazione tramite la televisione, in Ticino Bignasca ha investito molto nella comunicazione tramite il suo giornale, in Italia Grillo e il movimento 5 stelle hanno sfruttato molto l’effetto comunicativo dell’uso di Internet, che a differenza della televisione e dei giornali non è un canale unilaterale. Nessuno ha fondato le proprie fortune sulla presenza sul territorio , che rimane una delle grandi opzioni e che personalmente mi piace molto, ma che oggi si interseca con gli altri piani relazionali, per i giovani senza dubbio con quello rappresentato dai social network.

Nel campo del “come”, come comunicare messaggi politici in maniera allargata, da quasi profano ho la sensazione che oggi i mezzi da impiegare debbano essere più di uno, probabilmente diversificati anche in funzione di chi si intende raggiungere, ma che tutti implicano grandi investimenti di denaro o di impegno da parte di molte persone, elementi di cui sarebbe bello disporre in abbondanza ma che purtroppo non sono sempre a disposizione.

Sempre nell’ambito del “come”, vi è poi la questione del linguaggio che si intende usare e quella della democrazia interna del partito o movimento che si intende in qualche modo promuovere. Mandare tutti a quel paese, sbeffeggiare e attaccare personalmente gli avversari si può fare e ci si può anche campare sopra, alcuni lo fanno, ma a mio modo di vedere diventa profondamente triste quando si rivela essere l’unico sistema per farsi notare nell’agone politico. Anche la democrazia interna può essere un optional, è certamente ben comodo avere un capopopolo che decide per tutti e nessuno che lo contraddice mai, soprattutto in pubblico, nessuno che lava i panni sporchi in piazza, ma dal profilo politico non mi pare francamente un modello dignitoso .


Ma poi, soprattutto, vi è il “cosa”. Cosa farsene di un successo elettorale ? Come usare il consenso raccolto nelle urne? Con quali obiettivi? Per che progetto? Il ragionamento sul “come” parte spesso dall’assurda prospettiva secondo cui l’importante è vincere le elezioni, più o meno con qualsiasi mezzo, raccontando il tutto e il contrario di tutto perché il “popolo bue” si berrebbe qualsiasi cosa. Intendiamoci, vincere le elezioni è molto importante, ma rispettare l’elettorato evitando di intortargli prospettive politiche improbabili non mi pare proprio un dettaglio da poco. Come mi pare fondamentale saper usare il peso politico che esce dal confronto alle urne per poi tentare di raggiungere gli obiettivi politici prefissati, perché dovrebbe essere sui fatti, sulle cose fatte e non fatte che si misurano le forze politiche. Senza questa chiara prospettiva vincere o perdere le elezioni diventa solo uno stantio gioco di potere , uno stare a misurare chi è più trendy in un certo momento storico, ma nulla più.

Ora Grillo, che potenzialmente propone cose anche interessanti, deve saper passare dal come al cosa, dalla propaganda alle realizzazioni, e deve farlo unendo le sue forze con chi ha obiettivi almeno vicini, visto che non dispone dei numeri per governare. Per un po’ potrà andare avanti a battute, ma presto gli italiani si stancheranno del cabaret inconcludente e vorranno di più, soprattutto quelli che l’hanno votato.

Alcuni sostengono che un’alleanza tra il PD e il Movimento 5 stelle sia possibile. Mi piacerebbe molto che la cosa potesse funzionare, ma rimango piuttosto scettico sulle possibilità che questa prospettiva si realizzi, perché non mi pare oggi ce ne siano le premesse. Se così non sarà, al PD non resterà che rinunciare a comporre un governo , evitare pateracchi improponibili, puntare sulle riforme istituzionali necessarie da fare direttamente in Parlamento (nuova legge elettorale, dimezzamento dei parlamentari, taglio dei costi della politica) con i voti suoi e del movimento di Grillo e tornare alle urne in settembre, sperando che grazie alla nuova legge elettorale l’Italia a quel punto possa disporre di una maggioranza capace di realizzare il “cosa” e che a prevalere sia la sinistra.