Maurizio Crozza, di gran lunga il comico italiano più bravo del momento (guardate al proposito la sua strepitosa storia recente della politica italiana raccontata da un ipotetico Dario Fo presidente della Repubblica (guarda), preso dalle false informazioni o dalla smania di rottamare i partiti, ha detto venerdì scorso nel suo magnifico programma sulla Sette che tutti i partiti svizzeri, ma proprio tutti, avrebbero contrastato l’iniziativa Minder.

Sappiamo bene che questo non è vero. Il PS, i Verdi, alcune sezioni dell’UDC e la sezione ticinese del PLR hanno chiesto di sostenere l’iniziativa, non si è presentato qui il caso classico dove la cosiddetta “società civile” si scontra frontalmente con la cosiddetta “partitocrazia”.

Eppure anche uno bravo e attento come Crozza ha dovuto forzare la realtà per avvalorare questa tesi tanto di moda oggi, dove tutti i partiti organizzati sono uguali, dove non ci sarebbe nessuna differenza negli obiettivi, nelle modalità di porsi, nelle scelte politiche, nello stile, nessuna differenza tra destra e sinistra e altre scemenze del genere. Una tesi che torna e ritorna di quando in quando anche nei nostri media, dove non di rado fa comodo mettere tutti assieme in un bel minestrone irreale ma tanto trendy.

Questa dei partiti tutti uguali, come direbbe Fantozzi, è una c… pazzesca! Hanno obiettivi diversi tra loro, hanno modalità diverse di funzionamento, hanno profili diversi e sarebbe bello che i media riconoscessero questa realtà approfondendo le informazioni su di essi ed evitando di rifarsi a vecchi stereotipi consunti.

Se devo parlare del mio, a parte qualche egocentrismo di troppo e qualche legittima ambizione che sotto elezioni prende pieghe strane, posso tranquillamente dire di aver sempre avuto a che fare con persone sinceramente preoccupate del bene comune, magari divise su parti della strategia, ma comunque mosse da uno slancio sincero. Nelle modalità abbiamo introdotto la regola che impone i ricambi delle persone ogni 12 anni, la netta separazione tra Stato e parastato (niente deputati negli enti e aziende pubbliche), abbiamo un finanziamento che non dipende da lobby particolari ed abbiamo sempre evitato di abusare della speranza dei cittadini raccontando loro favole irrealizzabili, per una semplice questione di rispetto. Una cosa, quest’ultima, a volte molto difficile, ben illustrata anche da Pierluigi Bersani nella sua conferenza stampa all’indomani delle ultime elezioni italiane, dove ha detto esplicitamente di avere voluto evitare di prendere in giro una popolazione già in difficoltà durante la campagna elettorale con promesse irrealistiche, scelta che ha pagato a caro prezzo. Anche gli obiettivi sono arcinoti, lo sviluppo della rete sociale, dell’educazione, la difesa del lavoro, la difesa ambientale, il riconoscimento dei diritti e della parità di trattamento. Insomma, per tutti senza privilegi, come riassume bene lo slogan.

I partiti sono e rimangono dei mezzi per incanalare le diverse visioni del mondo, della collettività, per esprimere declinazioni diverse di quel che si intende per bene comune. Non devono diventare dei gruppi di potere, sono ben lungi dall’essere perfetti, ma sono del tutto necessari. L’alternativa, qualsiasi essa sia, è meno democratica, meno partecipativa, meno civile. A volte più comoda, ma comunque peggiore.