Il Consiglio di Stato ha inviato di recente una lettera alla Commissione scolastica, che si sta occupando del messaggio sulla riduzione degli allievi per classe del 14 novembre scorso, indicando alla stessa che, visti i ritardi nella trattazione dell’oggetto, la riforma non potrà entrare in vigore con l’anno scolastico 2013/2014 come previsto.

Un vero peccato. Ho fatto di tutto per arrivare a dei primi riscontri già per settembre, prima con l’introduzione del progetto nel programma di Governo, poi con la consultazione dei Comuni, poi con la discussione in Consiglio di Stato, ma il Parlamento sembra voler ancora prendere tempo. Da un lato i proclami per misure a favore della scuola si accumulano, poi quando le misure sono lì sul tavolo, pronte per essere decise con tutto il tempo necessario (il messaggio è in Commissione da oltre 4 mesi) si nicchia.

La misura non tocca solo gli allievi delle classi in più che verranno create, ma riduce il numero medio di studenti sotto le 20 unità, un dato importante per permettere ai docenti di diversificare meglio il loro lavoro, di considerare le esigenze di tutti i ragazzi. Permette anche di mantenere sezioni di classi elementari in piccoli istituti periferici a rischio, perché vicine al minimo legale di allievi, ed ha il sostegno anche dei Comuni.

La scuola è un bene primario della nostra collettività e tutti dovremmo concorrere a migliorarla. La politica deve darle le condizioni quadro migliori possibili e questa misura è adeguata, assieme ad altre già presentate e in fase di allestimento, a raggiungere questo obiettivo.