La vicenda dell’elezione del presidente della Repubblica italiana ha appassionato molte persone anche da noi e lasciato aperti una serie di interrogativi.
Personalmente non ho capito la candidatura Marini presentata il 18 aprile tra molte critiche aperte nel PD. Con quel clima era abbastanza chiaro che Marini non ce l’avrebbe fatta, anche se di principio, nell’ottica di ottenere i 2/3 dei voti dei grandi elettori in uno dei primi tre turni, era abbastanza logico proporre un candidato che andasse bene almeno alle prime due forze politiche rappresentate in Parlamento (PD e Pdl).
Poi il 19 aprile è arrivata la candidatura Prodi, approvata all’unanimità dal PD e silurata nel silenzio dell’urna da almeno 100 grandi elettori di questo partito.
Quel che hanno fatto questi 100 imbecilli è gravissimo. In nome di un obiettivo comunque irrealizzabile, a meno che l’obiettivo fosse la messa in crisi profonda del PD, essi hanno consegnato l’Italia nelle mani della destra per i prossimi anni. Non c’è dubbio che con questo stato di cose e di fronte alla probabile ipotesi di nuove elezioni questo è quel che accadrà, perché il PD alla prima prova seria non ha saputo essere conseguente. Come si potrà chiedere la fiducia per governare se non si riesce nemmeno a votare uniti un presidente della Repubblica?
Lo dico indipendentemente dalle simpatie o antipatie per Prodi, Rodotà o altri degnissimi candidati possibili: i 100 imbecilli si sono presi una responsabilità enorme che la storia mostrerà in tutta la sua drammatica evidenza.