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Qualche tempo fa ha suscitato interesse il video di una bambina che dapprima usa un computer tipo tablet, ingrandendo le immagini con il tipico gesto, e poi cerca di fare la stessa cosa con le immagini che appaiono in una rivista. Si tratta di un filmato sorprendente, di quelli che amiamo segnalare ai nostri amici con l’aria scandalizzata di chi si chiede dove siamo andati a finire. A ben guardare, tuttavia, e senza starsi a chiedere se si tratti o no di una delle tante montature in circolazione, la situazione raffigurata si presta a una riflessione sui compiti attuali della scuola.

Che i ragazzi entrino in contatto prestissimo con le tecnologie della comunicazione è un dato di fatto documentato anche alle nostre latitudini. Come è noto, secondo una recente ricerca della SUPSI la percentuale di giovani che usano Internet giornalmente va dal 22% dei bambini delle elementari (II ciclo) al 64% degli studenti medio superiori, per una durata media che va da un’ora e 15 minuti a 2 ore. La disponibilità di un cellulare personale va dal 65% della SE al 98% delle medie superiori.

Questi dati di fatto vengono naturalmente interpretati in modi diversi. C’è chi li considera il segno dell’interesse e dell’apertura verso forme di comunicazione e di conoscenza ampliate, dirette, non mediate, e c’è chi si preoccupa per la possibile crisi di valori importanti quali lo studio e la conoscenza acquisita attraverso l’impegno personale e l’esperienza concreta.

Per la scuola entrambe queste posizioni, nonché le eventuali opinioni intermedie, sono degne della massima attenzione e del massimo interesse.

Il compito di ogni sistema educativo è di preparare i giovani a vivere al meglio nel mondo che li attende. Come potrebbe dunque una scuola responsabile ignorare i profondi cambiamenti intervenuti negli ultimi decenni? L’economia digitale, la globalizzazione, la diffusione dei personal media possono piacere o no, ma fanno innegabilmente parte della realtà che i giovani di oggi e i cittadini di domani dovranno poter affrontare con le migliori conoscenze e le migliori capacità.

Come avviene già in altri Cantoni anche le cosiddette competenze digitali dovranno entrare a far parte del bagaglio scolastico degli allievi ticinesi. Come la Confederazione invita a fare, dovremo renderci conto che parte del nostro sviluppo economico futuro dipenderà dalle nostre capacità di invenzione e di innovazione, e che queste oggigiorno passano anche da un uso avanzato delle nuove tecnologie. Laddove utile e possibile, inoltre, sarebbe sbagliato non mettere a frutto le potenzialità dei nuovi media per migliorare ulteriormente la qualità dell’insegnamento.

Non si tratta di essere “alla moda”. Non basterà certo qualche tablet o qualche lavagna interattiva. Il compito è molto più serio e importante. Non dubito però che anche la nostra scuola, con la professionalità dei propri insegnanti, con la loro capacità di interrogarsi, di rinnovarsi laddove opportuno e di trovare nella pratica le soluzioni migliori, saprà esserne all’altezza.