Sostenere la scuola nella sua difficile missione è cosa che accomuna sostanzialmente tutti. A parole tutti vogliono il meglio per allievi e docenti, sapendo che si tratta di un’istituzione centrale e delicata. A parole. Poi quando si deve passare ai fatti la musica cambia.

Da sette mesi è pendente un messaggio che propone anche la riduzione del numero massimo di allievi nelle classi di scuola elementare e media da 25 a 22. Una misura che costa qualcosa, meno di 10 milioni per il Cantone e 5 o 6 per tutti i Comuni messi assieme, prevista a tappe, ma certamente una misura che assieme ad altre permette di fare dei passi avanti concreti sulla strada di una scuola più attenta alle esigenze dei propri allievi.

E’ stato calcolato che l’effetto della misura è quantitativamente quadruplo: l’aumento di sezioni del 5% a seguito dell’introduzione di classi più piccole tocca il 20% degli allievi, quelli che oggi sono nelle classi numerose, migliorando la loro situazione.

Da mesi si chiede al DECS la prova provata che questo provvedimento sia utile: una prova diabolica, visto che come per la stragrande maggioranza delle misure prese dalla politica, una dimostrazione scientifica definitiva non esiste. Tuttavia i dati empirici solidi danno indicazioni confortanti in questa direzione e si assommano alle richieste di larga parte della società, anch’esse univoche.

La misura è chiesta dai rappresentanti dei genitori, è sostenuta dal Consiglio dei giovani, quindi dai fruitori della scuola, ha avuto ottimo sostegno dai Comuni nella consultazione dell’anno scorso, è stata spesso evocata nelle parole dei politici in vista delle elezioni ma… nei fatti è ancora lì, in attesa.

Se vogliamo una scuola migliore, che sappia seguire i propri allievi in maniera differenziata, dobbiamo dare ai docenti condizioni quadro adeguate, che tocca alla politica decidere. Tra di esse vi è anche quella di classi più piccole, un provvedimento fattibile, non particolarmente costoso se paragonato ad altri, i cui beneficiari primi sono gli allievi. Non si tratta di un pacchetto fiscale da 50-80 milioni o di una galleria da 950 milioni, tanto per parlare di un paio di proposte transitate recentemente sul tavolo della politica, ma di un investimento per il futuro di una delle istituzioni più importanti di una collettività. Premessa, peraltro, di uno sviluppo economico florido.

La riduzione del numero di allievi per classe non è una misura risolutiva, altri provvedimenti in ambito scolastico sono necessari, alcuni decisi, altri in cantiere. Ma è un tassello importante del puzzle, senza il quale il disegno di una scuola migliore è incompleto. Non serve, come fanno alcuni, ultimi in ordine di tempo i membri PLRT della Commissione scolastica del Gran Consiglio (CdT del 12 giugno), mettere in contrapposizione una misura con l’altra, come non serve chiedersi, ad esempio, se è meglio avere più sicurezza o ospedali migliori.

In questo Cantone litigioso la scuola merita di stare fuori dai contrasti politici ed ha bisogno del sostegno di tutti. Quale responsabile cantonale ho indicato da tempo i percorsi necessari da intraprendere, ma per andare avanti ci vogliono delle maggioranze pronte a sostenerli o a prendersi la triste responsabilità di parlare, parlare, parlare, ma non fare nulla.

PS: nel già menzionato articolo del CdT del 12 giugno gli articolisti citano un sottotitolo dal volume “Scuola a tutto campo-2010” («la questione del numero di allievi per classe è un tema controverso, poiché è problematico da comprovare con la riuscita scolastica»). Una mezza verità che finisce per diventare un’intera bugia. Basterebbe infatti andare a leggere tutto il capitolo in questione per verificare come esso riporti le risultanze di robusti studi internazionali che dimostrano esiti positivi nei risultati degli allievi in classi che hanno visto un contenimento del loro numero, in particolare per i ragazzi più deboli. Le ricerche segnalano anche l’importanza di cambiamenti di tipo pedagogico a sostegno di questa misura, il che non le toglie valore, ma semmai sottolinea l’importanza di riforme sistemiche. Che dire?

Il confronto su questo, come su molti altri temi politici è aperto, ma sarebbe bene se venisse condotto con sufficiente onestà intellettuale, citando le fonti in maniera completa e precisa e non estrapolando frasi ad usum delphini.