Tra le cose che il Ticino uscito dalle urne potrebbe fare per mettere in valore una delle sue risorse più preziose c’è la costituzione di un polo cantonale dell’energia elettrica, visto che oggi Cantone e Comuni sono proprietari delle 11 aziende che si occupano di questo bene, escluse le PartnerWerke. Senza aver la pretesa di avere per forza ragione (di questi tempi è meglio sottolinearlo anche se dovrebbe essere scontato), a me la soluzione più pulita appare quella della costituzione di un ente cantonale della distribuzione di elettricità (ente pubblico ex art. 763 del Codice delle obbligazioni), ente partecipato dai Comuni, i quali farebbero confluire in questa nuova organizzazione le 10 aziende distributrici attuali, avendone in cambio una quota di partecipazione alla nuova azienda pari al valore apportato. Il nuovo ente si occuperebbe solo di distribuzione e dovrebbe essere collegato con l’AET, che potrebbe detenerne una quota minoritaria (20-30%). All’AET andrebbero trasferite tutte le concessioni inerenti alla produzione di elettricità e queste due aziende, due elementi di uno stesso polo, potrebbero meglio rappresentare il Ticino dell’elettricità e i suoi interessi.
Dopo le elezioni, che sono un momento durante il quale è naturale mettere in evidenza le differenze, tutti hanno espresso la volontà di trovare soluzioni condivise. E allora, in questo nuovo clima auspico che un ragionamento attorno a questa ipotesi come mezzo per valorizzare un bene prezioso dei ticinesi si possa fare seriamente. Nel futuro di medio e lungo termine avere a disposizione in casa energia rinnovabile in grande quantità sarà un fattore importante, anche se nella contingenza attuale l’idroelettrico soffre un poco. Ma per valorizzare questa risorsa è necessario sedersi ad un tavolo e superare le attuali divisioni, che sono quasi solo politiche o legate al piccolo potere.
Lo sapremo fare?