Il SI’ al principio del salario minimo è un bel segnale per la lotta al dumping, anche se il lavoro più difficile inizia adesso, con la sua traduzione in pratica, considerati anche i punti deboli del nuovo testo costituzionale. Invece di immaginare salari differenziati, come accaduto in altri Cantoni vale la pena di ragionare attorno ad un limite salariale unico, vicino a quello riconosciuto dalla politica sociale.
Siccome i parametri dell’aiuto sociale dipendono dal concetto di fabbisogno, quindi dal numero dei membri della famiglia, concetto diverso da quello di salario, che retribuisce una prestazione data indipendentemente dal fabbisogno dell’economia domestica, è bene sapere che i parametri dell’assistenza applicati alla famiglia media ticinese, formata da 2,2 persone, danno un limite mensile di fr. 3’740.25. L’assistenza pubblica riconosce infatti ad una simile famiglia fr. 19’920.- per fabbisogno generale annuo, fr. 15’000.- per costi d’alloggio annui e fr. 9’963.- per costi di cassa malati annui. La somma di questi importi divisa per 12 porta a fr. 3’740.25 mensili.
E’ attorno a questo concetto che io credo si debba lavorare per una vera implementazione della volontà popolare espressa oggi, affinché giocare sul differenziale salariale per scegliere lavoratori d’oltre confine non sia più possibile o sia un fenomeno ridotto ai minimi termini.