Oggi ricorrono i cinquant’anni esatti dalla sua morte. Pensare a Guglielmo Canevascini è però più di un atto dettato dalla ricorrenza. È un dovere per chi abbia a cuore il Ticino.

La figura di questo uomo politico, di questo statista, primo socialista a essere entrato nel Governo ticinese, ci racconta cose di una modernità assoluta e, al di là della cortina a tratti mitologica di cui è stata ammantata, di una verità quasi imbarazzante ai nostri giorni.

Autodidatta, sindacalista, grande polemista, certamente. Ma Guglielmo Canevascini è stato sopra tutto uomo e politico tutto d’un pezzo. Dalle idee chiare, dai principi saldi anche in momenti bui. Fu una persona di grande apertura, di solidarietà, di ferma opposizione al fascismo che aveva conquistato l’Italia e che, non dimentichiamolo, aveva non pochi sostenitori e ammiratori anche da noi. Scrisse di lui il sindacalista e politico italiano suo contemporaneo Fernando Santi: “Dire che molte migliaia di rifugiati politici, di profughi razziali, di sbandati militari, di partigiani feriti o ammalati, di prigionieri alleati fuggiaschi devono a Canevascini la vita è ancora dir poco. Perché Canevascini diede a tutta questa sconvolta umanità qualcosa di più. Diede un conforto più alto e persuasivo. Diede a ognuno e a tutti la certezza che la solidarietà e l’amore degli uomini non erano parole vane“.

Canevascini portò questa sua saldezza di principi dentro la propria attività di uomo di Stato. Contro quando era necessario, in totale solitudine quando le contingenze lo imposero, trovando invece alleanze e com­pro­mes­si se possibile e opportuno. Anche quando i venti gli furono contrari, seppe sempre lavorare e costruire nell’interesse del Ticino e dei suoi abitanti. Se il nostro Cantone ha una legge del lavoro, se ha un welfare ben strutturato è perché all’origine di tutto ciò ci fu proprio lui. Ed è sempre grazie al suo impegno e alle sue visioni che nacquero Radio Monte Ceneri (l’attuale RSI) o il Soccorso operaio luganese. Solo per citare alcune delle moltissime cose che Guglielmo Canevascini seppe costruire. Solo per ricordare a tutti chi davvero egli fu. Anche a chi oggi usa rivisitate costruzioni della sua immagine (“quello si che era un socialista”) per giustificare proprie scelte, politiche e umane, di natura addirittura contraria.