Leggo oggi sul Corriere del Ticino che il presidente del Consiglio di Stato avrebbe sostenuto che la posizione del Governo sulla revisione dell’ordinanza radiotelevisiva, contenuta in una lettera principale e in un breve complemento, sarebbero partite verso Berna senza l’avallo della maggioranza governativa e che l’incarto non sarebbe passato sui tavoli del Governo.
Mi spiace farlo pubblicamente, non sono io ad aver scelto questa strada, ma si tratta di una menzogna bella e buona.
L’incarto (inc. DECS n. 92-15) ha seguito l’ordinaria procedura, è stato regolarmente messo all’ordine del giorno e discusso il 21 ottobre scorso, mentre il breve complemento è stato discusso in primo giro (la fase in cui settimanalmente i Dipartimenti presentano dei progetti di lettera a nome del Consiglio di Stato) il 18 novembre scorso.
Su questo dossier non c’è stato nessun problema di collegialità, non c’è stato alcun documento partito senza che il Governo si pronunciasse con cognizione di causa. Naturalmente bisogna che i documenti vengano letti prima delle sedute, cosa che fa parte delle incombenze della funzione di membro del Governo, ma questa è un’altra cosa.
Se si vuole discutere, anche a posteriori, nel merito della posizione del Consiglio di Stato su questo dossier va bene, va bene anche farlo con chi se n’è lamentato pubblicamente, ma non si possono raccontare fandonie sulla procedura adottata, che è stata quella usuale per tutti i dossier governativi.