Alberto Siccardi resiste raramente all’impulso di tirarmi in ballo anche quando c’entro poco e stavolta lo ha fatto citando i salari minimi previsti dai contratti normali di lavoro decisi dal Governo (cfr. Ticinonews dell’altro ieri ).
Concordo con lui, se ho compreso bene il suo dire, nel ritenere tali minimi troppo bassi e lo faccio con qualche cifra di confronto.
L’economia media ticinese è composta da 2,26 persone (dati Ufficio di statistica) e se una simile famiglia fosse a carico dell’assistenza pubblica avrebbe diritto a prestazioni finanziarie per fr. 3’749.- al mese, con oltre il 55% di quanto guadagnato destinati a pagare affitto e cassa malati. I parametri sono quelli della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale, non quelli della Laps, per la quale il limite sarebbe di fr. 4’482.- mensili, e nemmeno quelli delle prestazioni complementari AVS/AI, per le quali il limite sarebbe di fr. 4’733.- mensili. Al di sotto di questa soglia siamo di fronte ad un caso di working poor secondo le definizioni ufficiali.
Ora, calcolando prudenzialmente una settimana di 42 ore (quella degli impiegati cantonali), il salario minimo per giungere a uno stipendio mensile (su 12 mesi, quindi senza tredicesima) pari alle prestazioni assistenziali è di fr. 20.60 all’ora.
Questa è invece la situazione dei salari minimi attualmente previsti dai contratti normali di lavoro vigenti in Ticino:

SETTORE – FR. ORA
Fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica (orologi esclusi) – 17.30
Settore orologiero (aziende non firmatarie della Convenzione) – 18.75
Gommisti non qualificati – 16.30
Gommisti qualificati – 19.45
Vendita al dettaglio (negozi con meno di 10 dipendenti)  – 17.30
Vendita al dettaglio (negozi con meno di 10 dipendenti) ass. di vendita – 18.55
Vendita al dettaglio (negozi con meno di 10 dipendenti) imp. di vendita – 19.70
Informatici dipl cant. O CFP – 18.00
Informatici AFC – 20.00
Informatici terziario B – 22.50
Informatici terziario A – 23.00
Impiegati di commercio – settore Consulenza aziendale – 19.65
Impiegati di commercio – società fiduciarie – 19.65
Impiegati di commercio – studi legali – 19.65
Commercio all’ingrosso add. Non qualificati – 17.30
Commercio all’ingrosso add. Qualificati e imp. di commercio – 19.65
Agenzie di viaggio – 19.65
Agenzie di prestito di personale (per settori esclusi da CCL) add. Non qualificati – 17.83
Agenzie di prestito di personale (per settori esclusi da CCL) add. Qualificati – 23.78
Call center – 19.50
Centri fitness ass. sala attrezzi – 17.30
Centri fitness istruttore fitness – 18.45
Centri fitness personal trainer – 22.45
Centri fitness club manager – 25.95
Centri fitness insegnante corsi – 31.25
Istituti di bellezza – 17.23

Come si può ben vedere, in diversi casi siamo sotto i fr. 20.60 orari, già calcolati secondo parametri molto prudenziali.
Ricordo che le proposte di salari minimi da definire nei contratti normali di lavoro devono essere avanzate dalla Commissione tripartita (cfr. art. 360a Codice delle obbligazioni), la quale è composta da membri in rappresentanza di Stato, aziende e sindacati, e che il Consiglio di Stato, a sua volta composto da persone con diversi orientamenti politici, è chiamato a decidere sulla base di queste proposte.
Personalmente sono ben d’accordo di sostenere una revisione dei minimi attuali, considerando che secondo i parametri prudenziali presentati sopra l’economia domestica media ticinese non riesce a vivere con un salario al di sotto di fr. 20.60 all’ora, ma per arrivarci bisogna trovare una maggioranza nella Commissione tripartita prima e in Consiglio di Stato poi.
Non sarò certo io a essere contrario a un simile adattamento di questi minimi e se Siccardi si facesse parte attiva verso le organizzazioni imprenditoriali per allargare il consenso in questa direzione, una volta tanto potremmo trovarci alleati.
Gli strumenti per ridurre il dumping in parte ci sono, anche se sono stati combattuti a Berna in primis proprio dall’area politica di Siccardi e se meriterebbero di essere ancora significativamente rafforzati. Funzionano e non necessitano di scardinare i nostri rapporti con l’Europa.
Ma bisogna che ci sia la volontà politica maggioritaria di farli funzionare.