Oggi dalle colonne della Regione il deputato Matteo Pronzini lamenta il mio ritardo nel rendere pubblica una posizione sui salari minimi, una posizione che per la verità non credo abbia stupito alcuno. Se ho scelto questo momento per presentare alcuni dati pubblicamente è perché sono stato tirato in ballo su questa questione da Alberto Siccardi, nel contesto di un dibattito tra lui e il presidente socialista Righini.
Questo ovviamente non significa che del tema non mi sia preoccupato in precedenza. Per quanto mi riguarda occuparsi delle cose non significa per forza comunicarlo ai quattro venti a getto continuo come fanno in molti, spesso non dicendo nemmeno gran che.
Se i minimi salariali attuali non sono soddisfacenti lo si deve certamente a una volontà politica maggioritaria reticente, ma anche al fatto che per legge le proposte di minimo salariale al Consiglio di Stato vengono dalla Commissione tripartita e non sono “costruite” direttamente dal Governo. Considerato che la proroga dei contratti normale sarà più semplice in futuro, che c’è in discussione il salario minimo generale (attuazione della norma costituzionale proposta dall’iniziativa “salviamo il lavoro in Ticino”) è probabilmente questo il momento per cercare di allargare il consenso attorno all’innalzamento dei minimi salariali, un consenso che finora non c’è.
Ciò vale anche per questioni salariali interne alla stessa amministrazione cantonale, poiché ancora oggi vi sono funzioni (non molte per fortuna) con salari inferiori a quelli da me presentati settimana scorsa (fr. 3’749 al mese per 12 mesi, pari alle prestazioni assistenziali per un’economia domestica ticinese media).
Uno strumento che, come sai bene, prima non esisteva e che, come accade ancora nei settori dove questi minimi non sono in vigore e non sono in vigore convenzioni collettive con norme salariali, è comunque meglio dell’assenza di qualsiasi minimo, rendendo perfettamente legali anche salari di 2’000.- franchi al mese.