La presa di posizione del Collegio dei direttori della scuola media sul progetto “La scuola che verrà”, al centro di un’edizione recente del Caffè (23.4.2017), è uno dei documenti che il mio Dipartimento sta attualmente valutando. Un contributo che sarà senz’altro utile per lo sviluppo della riforma.
È un testo che certamente non fa sconti, anche se si focalizza più sugli elementi da approfondire che su quelli innovativi, ma d’altra parte è questo l’atteggiamento che mi aspetto dai quadri scolastici quando sono chiamati a valutare ipotesi di cambiamento importanti. Sarei francamente rimasto deluso di fronte a giudizi acritici o inutilmente distruttivi, mentre credo che interrogarsi sulla sostenibilità e la ragionevolezza delle proposte con spirito costruttivo, formulando ipotesi per superare quelli che, a torto o a ragione, vengono individuati come ostacoli, sia parte del necessario dibattito. Un atteggiamento che sono del resto gli stessi direttori, nella premessa al loro documento, a indicare come la modalità di lavoro che ha inteso guidare la loro analisi.
Il risultato è interessante e ben più sfumato di quanto presentato su quel giornale. Se è vero, ad esempio, che essi si interrogano sulla coesistenza di laboratori e atelier, due forme didattiche proposte dalla riforma, è altrettanto vero che non hanno dubbi sulla necessità di promuovere nuove forme di insegnamento che permettano ai docenti di lavorare con effettivi ridotti, uno dei pilastri del progetto, o che danno sostanzialmente per acquisito il superamento del sistema dei livelli, altro elemento centrale della riforma.
Questa posizione, che dal Dipartimento è conosciuta da un paio di mesi, viene ampiamente considerata nella definizione del modello concreto su cui stiamo lavorando in queste settimane. Le preoccupazioni sulla salvaguardia del rapporto docente-allievo e della continuità didattica, ad esempio, questione al centro anche di altre prese di posizione, nel modello vengono tenute in considerazione mantenendo per i laboratori la forma che caratterizza i pochi laboratori presenti attualmente alle medie e rivedendo la formula dell’atelier. In sostanza, per l’allievo il docente di lezione, di laboratorio e di atelier sarà sempre lo stesso.
Oltre alle preoccupazioni inerenti al rapporto docente-allievo, le tematiche da approfondire, che ritroviamo anche nelle conclusioni dei direttori, ovvero una più esplicita sinergia con la messa in atto del Piano di studio, una struttura/griglia oraria non troppo complessa e sostenibile, la collaborazione tra docenti favorita ma non imposta, un’adeguata allocazione di risorse per i nuovi compiti di istituti e docenti, costituiscono certamente indicazioni utili, da considerare. Questo è il lavoro che sta facendo attualmente il mio Dipartimento e il risultato lo si vedrà tra qualche settimana. Tener conto delle critiche pertinenti (quelle che si basano sulla corretta comprensione del progetto) è interesse di tutti. Le premesse per una buona sintesi ci sono, sempre che la riforma non cada ostaggio di posizioni preconcette, che non servono a nessuno, soprattutto agli allievi.