«Questa pesante opposizione di una sorta di establishment scolastico mi lascia perplesso e mi infastidisce. Sembra quasi proibito proporre un metodo d’insegnamento diverso. E forse una parte dell’opposizione va ricondotta proprio alla difficoltà nell’insegnare la civica. Anche per questa ragione ritengo necessari degli specifici corsi per i docenti». Queste le parole di Fulvio Pelli a proposito del clima che si sta creando attorno alla votazione popolare del 24 settembre su civica e educazione alla cittadinanza.

Siccome ancora una volta si parla degli insegnanti e di tutte le figure professionali che ruotano attorno alla scuola, mi corre l’obbligo di precisare che la modifica di legge su cui voteranno i cittadini non propone, per fortuna, alcuna modifica metodologica inerente all’insegnamento della civica, metodologia dell’insegnamento comunemente chiamata didattica, oggetto di numerosi corsi nel quadro delle abilitazioni e della formazione continua degli insegnanti di cui purtroppo Pelli non sembra essere al corrente. La modifica è di carattere organizzativo, che è ben altra cosa, elemento che può facilitare o complicare la vita ai professionisti dell’educazione esattamente come una certa organizzazione di un ospedale può rendere la vita più facile o difficile a medici e infermieri.

Quello che Pelli ha chiamato in tono negativo “establishment scolastico” sta dicendo chiaramente che questa modifica organizzativa non aiuta, anzi rende le cose più difficili. Curioso che ciò venga vissuto come un fastidio.

Infastidirebbe davvero sentire i medici e gli infermieri dire la loro sull’organizzazione dei reparti di cura? Infastidirebbe sentire gli avvocati sull’organizzazione dei tribunali? Infastidirebbe sentire i contadini su una diversa organizzazione della politica agricola? Infastidirebbe sentire i dirigenti di banca pronunciarsi su delle modifiche di legge inerenti l’operato degli istituti di credito? Infastidirebbe sentire i municipali dire la loro su modifiche di legge inerenti ai Comuni? A me non pare. Per questo il fastidio di Fulvio Pelli mi pare poco appropriato, a meno di voler considerare gli insegnanti e i direttori scolastici dei semplici esecutori, magari poi raccontando al contempo che una volta sì che i maestri erano dei punti di riferimento, quindi l’esatto contrario di chi esegue e sta zitto.

Il mondo della scuola ha il diritto di dire sulla scuola stessa quel che pensa, democraticamente e naturalmente in maniera adeguata; a decidere saranno comunque poi i cittadini. Se democrazia e dibattito infastidiscono, beh il problema allora mi pare sia altrove.