Domenica la Conferenza cantonale del Partito socialista sarà chiamata a decidere se aderire al comitato promotore del Referendum sulla Riforma fiscale e sociale o se lasciare ai suoi membri libertà di referendum e di voto.
All’interno del Partito vi sono diverse visioni sulla direzione da intraprendere in questa circostanza, che sarà un momento di dibattito e non una singolar tenzone. Questa divergenza di vedute non è affatto sorprendente, considerata la naturale sensibilità di tutta la sinistra alle tematiche poste sui due piatti della bilancia della riforma proposta e ritenuto che, comunque la si veda, ci si trova di fronte a un dilemma. Da una parte degli sgravi fiscali, che nessuno a sinistra auspica, me compreso. Dall’altra parte delle misure sociali che tutti vorremmo. Ciò che si dovrà decidere è se la maggioranza del Partito preferisce dire di no a qualsiasi tipo di accordo che coinvolge la fiscalità, anche a costo di rinunciare a considerevoli misure sociali previste in contropartita, oppure se si è legittimati a trovare degli accordi con altri al fine di ottenere un miglioramento concreto sul piano sociale.
Non voglio qui entrare nuovamente nel merito delle varie argomentazioni espresse all’interno del Partito pro e contro il Referendum. Tutto è stato apertamente pubblicato, come trasparenza vuole, sul sito ufficiale (http://www.ps-ticino.ch/conferenza-cantonale-del-ps-riforma-fiscale-sociale/). Nemmeno intendo rispondere a qualche esagerazione di troppo contro chi vede questo accordo di buon occhio. Saranno i partecipanti al dibattito democratico interno al Partito a determinare quale sarà la linea da adottare.
Voglio piuttosto sottolineare come, nonostante le parole anche forti e ingenerose che in questi giorni sono state sollevate da alcuni anche nei miei confronti, io viva quest’attesa con serenità. Perché, vada come vada, sarà la democrazia a parlare. Anche se a volte fuori ci guardano con sospetto, io credo sia una fortuna che all’interno del nostro Partito ci siano ancora – come ci sono sempre stati – dei dibattiti effettivi. Significa che non si guarda in faccia a nessuno e ognuno dà il massimo per difendere ciò che a mente propria crede sinceramente essere la miglior soluzione in difesa di quei valori che tutti condividiamo. La presenza di dibattiti accesi sui temi è segno di un Partito vivo, ribollente, forte e con voglia di combattere. E questa vitalità che contraddistingue tutta la sinistra è una cosa buona, molto meglio che la monotona apatia che regna altrove. La vera democrazia, quella che mi piace, è quella che porta a scaldarsi durante il dibattito, anche tra amici, per poi lasciar spazio alla distensione al termine dei lavori, quando – andata come è andata – si sa che tutti hanno dato tutto e che la decisione – anche se magari non pienamente condivisa – è frutto di una reale e approfondita riflessione.