Ha fatto bene Diego Erba, ex capo della Divisione della scuola, a ricordare oggi sulla Regione la figura di Franco Lepori, scomparso 20 anni or sono e ricordato come padre della scuola media ticinese. Una scuola delle pari opportunità di partenza, non dell’omologazione, come ha ricordato Erba, una scuola di tutti e per tutti.

A inizio mese ho partecipato a una mattinata di ricordo della figura di Lepori organizzata dalla Società demopedeutica e ho incontrato molte persone che hanno lavorato con lui. Io sono di un’altra generazione, ma ho potuto rileggere diversi documenti utili a capire come il confronto attorno alla scuola dell’obbligo sia sostanzialmente sempre lo stesso e si riduca a due visioni diverse, da un lato la scuola di tutti, dall’altro la scuola d’élite.

Nella scuola di tutti le pari opportunità non sono garanzia di riuscita uguale per tutti, ma un impegno forte e deciso nell’accompagnare gli allievi dove le loro risorse sono in grado di portarli. Una scuola che aiuta a crescere, senza far sconti o regali, ma che è lì per sostenerli.

Nella scuola d’èlite si seleziona presto, molto spesso in base a criteri grossolani o ingiusti, si frustrano molti ragazzi e ragazze che hanno comunque delle potenzialità e non ci si preoccupa del loro futuro. Magari poi ci si lamenta del risultato sociale di una simile scelta, andando a investire in formazioni tardive in età adulta, molto costose, dopo aver lasciato sole queste persone quando erano a scuola e potevano imparare di più.

Lo scontro degli anni ’70 sulla scuola media si sta riproponendo oggi con il referendum sulla sperimentazione della Scuola che verrà, che non è altro che un ammodernamento dell’organizzazione scolastica per permettere ancora meglio alla scuola dell’obbligo e ai suoi docenti di essere vicino agli allievi, in una società più complessa di quella di 40 anni or sono. Alle scuole comunali con mezza giornata alla settimana di co-docenza (due docenti presenti in contemporanea), per favorire insegnamenti più personalizzati, alla scuola media molte ore di laboratorio (con metà classe) o di atelier (con due docenti) per lo stesso obiettivo, invece dei livelli.

La storia si ripete, sta ai ticinesi confermare la fiducia alla loro scuola, la scuola di Franco Lepori, la scuola di tutti.