Ci è stato chiesto di dare una risposta a un’intervista di Franco Zambelloni a proposito del referendum contro La sperimentazione del progetto La scuola che verrà. Lo facciamo volentieri soffermandoci su alcuni punti, non senza rimanere di stucco di fronte ai vistosi errori inerenti ai fatti che ritroviamo nelle premesse dell’intervistato. Non tocca a noi commentare le opinioni, ognuno esprime liberamente le proprie, ma sui fatti veri o falsi non si può transigere.

Contrariamente a quanto sostiene Zambelloni, La scuola che verrà non tratta in alcun modo della questione delle sanzioni legate all’impegno scolastico, non si occupa di note (sufficienze o insufficienze), non si occupa di bocciature e ripetizioni di classe. Manifestamente egli non ha seguito il progetto, perché questo si occupa di forme didattiche, di collaborazione tra docenti, di occasioni di maggior vicinanza tra docenti e allievi lasciando gli aspetti citati dall’intervistato esattamente come sono regolamentati oggi.

Il proscioglimento dalla scuola dell’obbligo è già oggi garantito a tutti, contrariamente a quanto afferma Zambelloni, semmai è l’ottenimento della licenza che non lo è, aspetto che nella sperimentazione non muta.

Informiamo Zambelloni che non sarà il CIRSE a fare la valutazione, è una delle richieste della Commissione scolastica che è stata accolta; la responsabilità della valutazione sarà affidata a un istituto universitario d’oltre Gottardo.

I tempi della trattazione in Parlamento del dossier non sono stati decisi dal DECS, anche noi avremmo gradito un calendario diverso, ma confidiamo sulla capacità dell’istituto universitario che verrà scelto per la valutazione nel compiere un lavoro scientificamente solido nei tempi dati.

Nessuno ha contestato il diritto di lanciare un referendum, semmai sono state le argomentazioni del tutto fuorvianti a suo sostegno a essere criticate, nel pieno diritto di critica che dovrebbe appartenere a tutti, anche a chi cerca di capire le ragioni di un referendum.

Le premesse sulle quali Zambelloni fonda il suo ragionamento contengono numerosi e manifesti errori di fatto. Spiace dirlo, ma in questo caso è mancato largamente il rigore che da uno studioso come lui ci saremmo attesi. Si possono avere idee molto diverse sull’inclusione o sulla selezione scolastica, sono opinioni su cui senz’altro avremo modo di discutere a lungo, ma partire da premesse di fatto semplicemente non vere è purtroppo indice di confusione o di pressapochismo.