Intervento di Manuele Bertoli al Congresso elettorale del PS, 18 novembre 2018

Care compagne,
Cari compagni,

Cosa vogliono i socialisti? Cosa offrono i socialisti? Cosa hanno fatto e cosa stanno facendo i socialisti? È attorno alle risposte a queste poche domande e alla nostra capacità di fare arrivare queste risposte direttamente ai ticinesi che il prossimo 7 aprile sarà deciso il ruolo del PS nella politica cantonale per i prossimi quattro anni.

Quello che vogliamo è chiaro: giustizia sociale, solidarietà, rispetto dell’ambiente e apertura. Per una società a misura d’uomo, contro le prepotenze, capace di costruire prospettive per tutti, capace di capire e rispondere alle esigenze di chi ha bisogno, pacifica e cooperativa. Sono valori forti, di cui dobbiamo essere fieri portatori, anche se il periodo storico in cui viviamo non è favorevole. Ma è proprio quando il vento è contrario che il nostro esserci diventa ancora più importante, che la necessità di ribadire con forza e orgoglio i nostri principi diventa essenziale.

Cosa offriamo lo dicono la nostra storia e il nostro presente: tanto impegno, capacità di visione per il futuro, serietà nell’azione, un orientamento generale alla risoluzione dei problemi e un’apertura al dialogo con le forze politiche che vogliono costruire risposte concrete a problemi concreti. È per questa nostra determinazione e questa nostra postura che diamo così fastidio.

A chi ha obiettivi diametralmente opposti ai nostri, come l’UDC, che vorrebbe una Svizzera richiusa come una fortezza, servile con i benestanti e dura con chi fa più fatica, che nella scuola ripropone la selezione precoce tanto ingiusta e grossolana.

Al PLRT, che ha fatto della perdita della direzione del DECS una questione di potere, quasi come se questo pezzo di istituzione di tutti i ticinesi gli appartenesse, fosse cosa loro. Fino a qualche anno fa nel nostro Cantone si auspicava il passaggio dei Dipartimenti che per decenni avevano avuto un solo riferimento politico e oggi, improvvisamente, per piccoli calcoli di bottega il “partitone” rispolvera l’ancien regime, con una disinvolta operazione di restaurazione del peggior dipartimentalismo che non fa certo onore alla sua storia.

Ma noi diamo fastidio anche a sinistra, a chi pretende di essere sempre meglio di noi, non esita a dar lezioni non richieste, ama rimirarsi nello specchio di una coerenza che dimentica facilmente quel che conviene dimenticare e non riesce a ragionare in maniera cooperativa.

Tutti purtroppo legati da un solo obiettivo: vederci perdere il seggio al Consiglio di Stato, gli uni per ragioni politiche o di potere, gli altri ingenuamente persi nell’illusione che questo possa essere un bene per la sinistra ticinese e gli interessi che essa rappresenta. Tocca a noi impegnarci per dimostrare a tutti costoro che questo non accadrà, che la nostra presenza anche in Governo, forse ancor più importante che in passato, sarà riconfermata e che quella in Gran Consiglio sarà rafforzata.

Cosa hanno fatto i socialisti e cosa stanno facendo?

La nostra storia parla chiaro. Parla delle lotte per la dignità del lavoro, della costruzione del sistema sociale in questo Paese e in questo Cantone, con le grandi assicurazioni sociali nazionali (AVS, AI, assicurazione disoccupazione, assicurazione malattia) e in Ticino con il sistema integrato delle prestazioni sociali e gli assegni di famiglia. Parla del sistema sanitario, con la creazione dell’Ente ospedaliero cantonale, nel quale deve finire anche il Cardiocentro, e il suo sviluppo con la Facoltà di scienze biomediche che ho avuto l’onore di portare in Gran Consiglio. Parla dello sviluppo dei servizi di assistenza e cura a domicilio. Parla dell’impegno per l’ambiente da ormai molti decenni, con il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia, l’abbandono del nucleare, l’efficienza e il risparmio energetici, uno smaltimento efficace dei rifiuti che alla fine con la tassa sul sacco ha convinto anche Claudio Zali. Parla di una scuola pubblica forte, con l’allievo e le sue esigenze al centro, della volontà di fare significativi passi avanti per accompagnare bambini e ragazzi verso una solida formazione. Parla di una capacità di accoglienza di chi chiede aiuto al nostro Paese perché in fuga dalla violenza e dalla miseria.

Una storia che parla anche della ricerca di un rapporto sano tra necessità sociali ed economia, senza demonizzare chi fa impresa ma con la richiesta chiara al mondo economico del rispetto di criteri sociali e ambientali irrinunciabili. Una società giusta, solidale, ecologica e aperta. È per questo che abbiamo sempre lavorato, che stiamo lavorando e che continueremo a lavorare anche in futuro. Assieme, chi in Governo, chi nei parlamenti federale e cantonale, chi nei Comuni, chi nella società. Senza sciocche contrapposizioni e confusioni di ruolo, ma con complementarità e obiettivi chiari.

Per continuare a farlo dobbiamo convincere le ticinesi e i ticinesi a sostenerci, soprattutto a votare le nostre liste e non solo le candidate o i candidati, perché sarà soprattutto sui voti di lista che si farà la differenza.

Votare la lista socialista alle prossime elezioni cantonali significa sostenere un salario minimo dignitoso, non come quello approvato dai miei colleghi. Significa sostenere una scuola pubblica di qualità per tutti. Significa sviluppare e non mortificare il sistema sociale. Significa garantire un servizio pubblico solido e di qualità. Significa dire di no alle baronie. Significa rafforzare la cura dell’ambiente. Significa mettersi nei panni di chi esprime disagi sociali effettivi. Significa evitare di sprecare risorse pubbliche in gesti servili con chi ha grandi disponibilità economiche. Significa essere aperti al mondo che ci circonda, fieri del nostro Paese e di quello che esso può fare collaborando con gli altri. Significa capire che le migliaia e migliaia di morti nel Mediterraneo sono anche affare nostro, perché sono uomini e donne esattamente come noi.

In Governo e in Gran Consiglio ci siamo sempre mossi in questa direzione e continueremo a farlo anche nella prossima legislatura.

In una campagna elettorale sono prioritarie le idee, ma sono importanti anche i simboli. Per questo ho deciso di colorare di rosso il mio bastone, fedele compagno di viaggio che mi indica la strada, mi permette di evitare gli ostacoli e mi aiuta a riconoscere il giusto percorso. L’ho dipinto di rosso, il colore della passione e della giusta reazione contro le ingiustizie. L’ho dipinto di rosso perché è il colore delle nostre bandiere, il nostro colore. Serve a mostrare che ci siamo e che la nostra presenza in Governo, oggi come ieri, ha fatto e continuerà a fare la differenza.