Domenica 27 gennaio ho cercato di spiegare ai miei figli cosa fosse il giorno della memoria, cosa si ricordasse in questo giorno, insomma Hitler, l’odio contro gli ebrei, la discriminazione nella vita di tutti i giorni, la storia di Anna Frank. E poi i treni per i campi di sterminio, i milioni di morti.

È sempre difficile spiegare a dei bambini quello che nemmeno gli adulti possono comprendere, ma è ancora più difficile spiegare loro che purtroppo, con altre forme, in altre parti del  mondo, la stessa storia continua ancora oggi.

Alla domanda più ovvia e più difficile, quella che chiede perché ciò sia accaduto ed accada, non ho saputo dare risposta. E allora ho cercato di spiegare loro almeno che ricordare quel che è stato è importante, affinché non capiti più.

Capire come possono nascere certe mostruosità alle quali l’uomo si abitua purtroppo in fretta dovrebbe essere la via maestra per evitarle, ma il razzismo e le altre forme di discriminazione sono fenomeni subdoli, che si annidano dentro la coscienza o l’incoscienza di una collettività e che diventa difficile estirpare. Per questo vanno combattuti dall’inizio, non banalizzati e soprattutto riconosciuti per quello che sono.

Anche la nostra società non è affatto immune da questi fenomeni, che trovano sempre qualcuno disposto a fomentarli, perché ci crede o per piccoli calcoli di potere.

Spiegare ai bambini queste cose, far conoscere loro anche questi aspetti terribili della nostra storia e del nostro presente è uno dei modi per consolidare quei valori universali che dovrebbero rendere la nostra società migliore. È importante che lo faccia la famiglia, che non dia queste cose per scontate o le deleghi solo alla scuola, che naturalmente farà la sua parte.

E poi, soprattutto, bisogna che oltre ai bei discorsi si sia conseguenti con gli atti, perché i bambini hanno una capacità tutta speciale di capire al volo le incongruenze tra il dire e il fare.

Pubblicato su liberatv.ch