Pubblicato sulla Regione, febbraio 2006

In vista del voto del 12 marzo sui tagli nella sanità, nella socialità e nella scuola dal fronte del SI’ hanno fatto capolino due argomenti che meritano un certo approfondimento.

Il primo di esso è legato al concetto di “simmetria dei sacrifici”, di cui secondo i fautori del SI’ questo provvedimento sarebbe parte integrante. A loro dire, infatti, dopo i sacrifici chiesti al personale pubblico, all’economia, alla scuola ecc., ora sarebbe il turno dei sussidi ad enti e associazioni, cioè di tutte quelle organizzazioni che, anche grazie al finanziamento cantonale, erogano prestazioni fondamentali ai cittadini nel settore sanitario, sociale, della formazione.

A proposito di simmetria, mi si permetta di dire, senza polemica, che ci vuole una gran bella faccia tosta a sostenere che fino ad ora si è proceduto nel risanamento delle casse pubbliche in maniera simmetrica. Due esempi sono illuminanti al proposito.

Nel settore dei sussidi ai premi di cassa malattia, malgrado il NO netto e chiaro dei cittadini espresso il 16 maggio 2004 a tagli in questo ambito, il Governo ha deciso autonomamente, e probabilmente illegalmente, di andare avanti comunque. Così con il cosiddetto “pacchetto di riequilibrio” del giugno 2005, in nome del risanamento ha proceduto contro la volontà popolare ad espellere 10’000 cittadini da questi contributi, oltretutto in un momento dove i premi aumentavano in maniera importante.

Per l’economia la musica è stata diversa. E’ vero che essa ha accettato per il triennio 2005-2007 un aumento transitorio dell’imposta sugli utili dal 9% al 10%, ma non va dimenticato che nel 2001, grazie ad un’iniziativa popolare leghista, essa si era vista ridurre stabilmente il carico fiscale dal 12% al 9%. Il contributo delle aziende c’è stato, ma solo dopo un beneficio di ben tre volte superiore!

La vera simmetria dei sacrifici ci sarà solo quando in questo Cantone si vorrà affrontare il nodo politico degli sgravi fiscali. Finché non si vorrà chiedere un contributo a chi ha beneficiato a piene mani di questa politica voluta dalla ministra delle finanze, le cui minori entrate cumulate dal 1997 ad oggi ammontano a 1,4 miliardi di franchi, non si andrà lontano. Chiedere oggi ai cittadini più deboli (anziani, invalidi, bambini, giovani ecc.) di rinunciare a prestazioni importanti mentre la parte più benestante della società ticinese non dà nulla è sbagliato, contrario alla coesione sociale, semplicemente ingiusto.

Il secondo concetto espresso dai nostri avversari è invece quello della presunta inutilità del voto, poiché, a detta di alcuni, i contratti con enti e associazioni sarebbero già stati conclusi e quindi per il 2006 non ci saranno cambiamenti anche se il NO la dovesse spuntare.

Anche qui, sempre senza polemica, mi si permetta di ribadire meraviglia e disappunto.

A parte il fatto che enti e associazioni hanno dovuto firmare i contratti in un contesto riassumibile nel concetto “o mangi questa minestra, o salti la finestra”, tutti hanno tenuto a sottolineare che con le ristrettezze imposte dalle decisioni governative e parlamentari già nel medio periodo si porranno dei seri problemi a livello di prestazioni ai cittadini. Tra questi anche l’Ente ospedaliero cantonale, nel cui Consiglio di amministrazione siede uno dei co-presidenti del Comitato per il SI’.

I tagli su cui voteremo il 12 marzo sono delle misure del tutto unilaterali, che in nome del riassesto finanziario chiedono sacrifici ai soliti. Nessuna simmetria, come già era accaduto con il Preventivo 2004, e nessuna ricerca del consenso. Una scelta sbagliata, che mi auguro la saggezza popolare sappia rinviare al mittente con un NO.