Pubblicato sul Corriere del Ticino, agosto 2006

Settimana scorsa 60 persone sono morte in mezzo al Mediterraneo cercando di sbarcare a Lampedusa su delle carrette del mare. Da inizio estate sono più di 16’000 i profughi approdati alle Canarie che, partiti dal continente africano, hanno sfidato un pezzo di Atlantico tutt’altro che ospitale. La guerra in Libano ha mosso un milione di persone, di cui una parte ha tentato e tenterà di giungere in Europa.

Cosa propongono Governo e Parlamento elvetici di fronte a questo? Di chiedere a chi scappa dalla guerra, dalla miseria e dagli orrori… i documenti.

Se non fosse tragica, la cosa sarebbe solo una brutta barzelletta sadica. Una risposta burocratica, amministrativa, odiosamente scartoffiosa ad una questione che evidentemente si pone su un piano ben diverso.

Chi scappa dall’orrore se ne frega, a giusta ragione, dei documenti. Chiunque di noi lo farebbe per molto meno, per esempio per scappare da un incendio o da un allagamento di casa propria.

Ma noi elvetici, senza avere vergogna, ci apprestiamo a stabilire nella legge che chi ha il privilegio di chiedere asilo alla Svizzera deve presentare i documenti di viaggio o d’identità entro 48 ore per evitare la non entrata in materia.

Piuttosto che questo schiaffo al buon senso ed alla dignità di un Paese civile come il nostro, sarebbe meglio che Consiglio federale e Parlamento proponessero l’abrogazione pura e semplice del diritto d’asilo. Almeno si eviterebbe questa indegna ipocrisia.

Non tutti quelli che chiedono asilo al nostro Paese sono rifugiati ai sensi della nostra legge e certo vi sono persone che pur avendo le carte le fanno sparire. Ma questa non è una ragione sufficiente per istituzionalizzare l’assurdo, per ridicolizzarci agli occhi del mondo con una legislazione grottesca. Una nazione civile si distingue proprio perché non generalizza, non compie processi sommari, non discrimina in base a valutazioni grossolane. Più della metà dei richiedenti l’asilo ricevono oggi una risposta positiva a vario titolo (statuto di rifugiato o ammissione provvisoria) per cui anche i numeri contraddicono l’ennesimo giro di vite ideologico di questa legislazione.

Viviamo in Europa, una delle poche regioni del mondo ricche e complessivamente benestanti. Il confine tra essa e l’altro mondo, quello dove la garanzia di poter campare con un minimo di decenza è un sogno, dove in caso di bisogno ci si deve arrangiare sul serio, non è lontano. Finché le cose lì, nell’altro mondo, non miglioreranno, dobbiamo saper convivere con questa realtà. Rimuoverla puramente e semplicemente attraverso provvedimenti insensati come quello di pretendere entro 48 ore i documenti da chi scappa dall’orrore su pena di non entrata in materia sulla domanda d’asilo significa non voler guardare al di là del proprio naso.

L’umanità ha un grave problema di distribuzione delle risorse e questo genera fenomeni migratori di ampie proporzioni. Rendiamocene conto e diamo un segnale di aver capito in che mondo viviamo ed evitiamo al nostro Paese l’umiliazione di una legge inadeguata, inopportuna, sbagliata.