Pubblicato su Area, settembre 2006

Il Gran Consiglio ha deciso lunedì scorso di respingere un’iniziativa socialista tendente ad introdurre un moltiplicatore unico per le imposte comunali delle persone giuridiche. Secondo la proposta, una parte degli introiti complessivi avrebbe dovuto essere destinata al Fondo di livellamento e l’altra parte ridistribuita ai comuni tenendo conto del moltiplicatore vigente.

L’iniziativa veniva motivata con il fatto che l’attuale sistema tributario, che stabilisce che l’imposta comunale è pagata dalle persone giuridiche nei Comuni dove esse hanno la loro sede, comporta notevoli differenze di gettito procapite tra gli enti locali.

Infatti, il nostro sistema legislativo, attraverso l’applicazione della stretta territorialità quanto alla riscossione delle imposte comunali da un lato e la creazione del fondo di livellamento delle risorse dall’altro, ha generato una situazione che vede pochi Comuni riscuotere molto dalle persone giuridiche per poi essere chiamati largamente alla cassa per il finanziamento della solidarietà intercomunale. I dati fornitici dall’amministrazione mostrano bene come tra i 55 Comuni ticinesi con oltre 1’500 abitanti, rappresentanti ¾ della popolazione, solo 9 hanno potuto contare nel 2002 su un gettito delle persone giuridiche per abitante superiore alla media. Questi stessi 9 Comuni, che approfittano più di tutti del principio di territorialità per l’imposizione comunale delle persone giuridiche, hanno ristornato al fondo di livellamento per l’anno 2004 33,2 mio. Su un totale di 46,8 mio., ossia il 70% degli introiti del fondo.

A parere del PS questo stato di cose, che conferisce artificialmente a pochi Comuni il ruolo di “ricchi benefattori”, deve essere superato, introducendo dei meccanismi di equità e ridistribuzione delle risorse fiscali già al momento della loro riscossione. Ciò permetterebbe ai Comuni attualmente penalizzati dal sistema tributario di poter contare maggiormente su risorse autonome, non trasferite dal fondo di livellamento, ciò che avrebbe dei notevoli effetti benefici sull’autonomia e la progettualità comunale.

L’iniziativa non si addentrava nei meccanismi concreti di realizzazione. Quello che chiedavamo al Parlamento era un voto di principio, che sapesse da un lato riconoscere la situazione attuale come insoddisfacente e che dall’altro permettesse di conferire mandato al Consiglio di Stato di presentare una riforma articolata su questo tema.

Purtroppo la risposta del Gran Consiglio è stata di totale chiusura. Ciechi e sordi a questo discorso di coesione territoriale, la maggior parte dei deputati ha voluto girare la faccia dall’altra parte di fronte ad un Ticino che sempre più, proprio sulla questione delle risorse, sta dividendosi tra Sopraceneri e Sottoceneri. Anche la qualità del dibattito è stata piuttosto bassa ed ha riproposto vecchi luoghi Comuni ammuffiti. Abbiamo così sentito parlare di Comuni “formiche” contro Comuni “cicale”, di iniziativa totalitaria, contraria alla concorrenza intercomunale, di aziende che sarebbero pronte a scappare chissà dove per qualche punto di moltiplicatore in più. Baggianate di fronte ad una realtà che indica chiaramente come il moltiplicatore comunale d’imposta sia solo una delle tante variabili prese in considerazione da un’azienda nella scelta del luogo di sede della società.

Un atteggiamento da struzzo che comunque non cancella il problema, che si ripresenterà con forza nei prossimi anni. Le aggregazioni comunali, che il PS ha sempre sostenuto, non bastano a riequilibrare il Cantone. Occorre una modernizzazione del sistema, che oggi solo da sinistra si è pronti a sostenere.