Pubblicato sulla Regione, ottobre 2006

Sul Giornale del Popolo del 16 ottobre la ministra delle finanze Marina Masoni ha ripreso ancora una volta la teoria dei gettiti che starebbero salendo malgrado la riduzione delle imposte, a difesa del nocciolo duro della sua politica di questi ultimi dodici anni. E siccome i numeri la smentiscono, si è aggrappata ai soliti artifici o alle solite mezze verità.

Nel paniere degli artifici troviamo affermazioni come “il gettito delle persone fisiche è stato migliore del previsto nel 2003, anno del passaggio alla tassazione annuale”. Vero. Ma che c’entra? A noi non interessa il confronto tra Consuntivo e Preventivo 2003, perché l’oggetto del dibattito non è sapere se il DFE è più o meno bravo a fare previsioni. Quella che si vuole conoscere è l’incidenza degli sgravi fiscali sulle entrate nel corso degli anni. Un dato che può essere calcolato solo confrontando i gettiti di competenza a consuntivo dei vari anni, non mettendo a confronto preventivi e consuntivi.

Sarà che nel 2003 abbiamo incassato più di quanto avevamo previsto di incassare, ma il dato “pesante” è che sono entrati meno soldi rispetto ad otto anni prima (663 milioni nel 1995 contro 650 milioni nel 2003), senza contare l’inflazione e senza tener conto dell’aumento della popolazione. Che l’evoluzione dei gettiti per le imposte cantonali sia stata negativa è confermato da un interessante confronto tra quanto incassato per le imposte cantonali e quanto incassato in Ticino nello stesso periodo per le imposte federali, che non hanno subito la raffica di sgravi che ormai conosciamo (4 pacchetti + 2 iniziative popolari). Ebbene, se dal 1995 al 2003 per le imposte cantonali il gettito è sceso del 2%, per quelle federali è salito di ben il 20% (da 224,5 milioni nel 1995 a 270 milioni nel 2003). Una differenza spiegabile solo con l’effetto negativo degli sgravi cantonali, perché i soggetti fiscali ed i redditi imposti sono esattamente gli stessi (la dichiarazione fiscale è unica). Se l’evoluzione delle imposte cantonali avesse seguito la tendenza di quelle federali, nel 2003 avremmo incassato quasi 800 milioni, 134 milioni in più del 1995, non 13 in meno!

Lo stesso discorso vale per le persone giuridiche. Dal 1995 al 2003 il gettito cantonale delle aziende è cresciuto del 23% (da 186 a 230 milioni), ma l’incremento di quello delle imposte federali è stato quasi triplo, di ben il 65% (da 94 a 155 milioni).

Nel paniere delle mezze verità stanno invece affermazioni come “il gettito delle persone fisiche (…) è aumentato marcatamente nel 2004” e “l’evoluzione è stata positiva anche nel 2005”. Mezze verità, perché la ministra si è ben guardata dal ricordare che nel 2004 le imposte sono state corrette al rialzo del 3,8% (cfr. art. 309a Legge tributaria) e nel 2005 del 2,2% (cfr. art. 309b Legge tributaria). L’aumento marcato c’è stato a seguito di un parziale dietro front sugli sgravi, deciso per mettere un cerotto al buco creato in precedenza, non per miracoli ideologici. Lo stesso effetto che si avrà per le persone giuridiche negli anni 2005, 2006 e 2007, a seguito della correzione al rialzo delle imposte decisa con il Preventivo 2005.

Mezze verità, come quella del deputato liberale Nicola Brivio sul Corriere del Ticino del 13 ottobre scorso, quando afferma che i contribuenti ticinesi e le imprese presi singolarmente pagano meno imposte e che il Cantone incassa di più come entrate fiscali complessive. La realtà è che i contribuenti che pagano significativamente meno imposte sono purtroppo pochi, che sono invece tanti quelli che subiscono decurtazioni di contributi a seguito di questa politica (ad es. nei sussidi ai premi di cassa malattia) e che il gettito, in assenza di sgravi, sarebbe cresciuto in maniera sensibilmente maggiore, permettendo di pagare tutte le spese ed evitando a questo Cantone la crisi finanziaria che conosciamo.

Se da destra si vogliono sostenere politiche fiscali che fanno mancare risorse alla collettività pubblica, si abbia almeno il coraggio di dire che questo non è a costo zero, che implica riduzioni di prestazioni e di contributi importanti per i cittadini. E si dica chiaramente, prima delle elezioni e senza risfoderare concetti ormai rottamati come la “revisione dei compiti dello Stato”, dove si vuole ancora andare a tagliare.