Pubblicato sul Corriere del Ticino, ottobre 2006

Alberto Siccardi, in un contributo apparso il 15 ottobre su questo giornale, si augurava che i partiti in occasione delle prossime elezioni abbiano il coraggio di partorire delle proposte intelligenti e oneste, fattibili, coerenti con il loro pensiero politico e sappiano spiegare con parole chiare che hanno la ferma intenzione di realizzarle in tempi accettabili.

A sostegno di questo lodevole quanto generico auspicio egli chiedeva ai socialisti, a mò di esempio, che qualora propongano di aumentare i fondi per il sociale, sappiano invocare una politica economica di rigore, indicare gli sprechi da correggere, oltre a promettere la solita giusta lotta all’evasione e il solito discutibile aumento delle tasse, sappiano indicare in cifre quanto si può risparmiare e incassare, come e in quanto tempo e dove, dicendo quale è il risultato economico perseguito.

Per rispondere brevemente a questo stimolo, osservo che:

1. Negli ultimi anni l’azione del PS non si è concentrata sull’allargamento dello stato sociale, ma semmai sulla difesa dell’esistente dalla mannaia masoniana. La politica degli sgravi fiscali ha bloccato le entrate e creato il buco finanziario e noi abbiamo concentrato i nostri sforzi affinché non fossero i cittadini dei ceti modesti e medi a doverne pagare le conseguenze.

2. Il PS ha più volte chiesto una politica economica di rigore, per esempio sui crediti quadro per l’innovazione economica o su quelli in materia di turismo. Non di rado siamo però rimasti in minoranza. Non ci siamo mai sottratti nemmeno alle discussioni sugli sprechi (ricordo solo, ad esempio, la questione degli asfalti d’oro), ma anche qui non sempre abbiamo fatto maggioranza.

3. Quella che Siccardi chiama “la solita giusta lotta all’evasione” non è che l’applicazione pura e semplice del principio della parità di trattamento, secondo cui tutti devono dare quel che possono dare. Noi lo diciamo da tempo ed il Governo ha riconosciuto di recente che esiste un problema in questo ambito. Per questo ha proceduto ad un rafforzamento dell’organico della Divisione delle contribuzioni.

4. Quello che viene definito da Siccardi “il solito discutibile aumento delle tasse” in realtà non è che il recupero di parte degli sgravi concessi con troppa leggerezza ai ceti abbienti negli scorsi anni. In un periodo finanziariamente difficile a noi pare corretto che, prima di togliere a chi sta peggio, non sia fuori posto ridurre i privilegi di chi, grazie agli sgravi, ha avuto dei regali consistenti dallo Stato senza averne alcun bisogno.

5. Sulle cifre rimando semplicemente al nostro controprogetto all’iniziativa “I soldi ci sono”, presentato nel marzo 2005 in occasione del dibattito parlamentare su quella proposta. L’iniziativa è stata respinta dal popolo, ma il controprogetto, affrettatamente accantonato dal Gran Consiglio, resta del tutto attuale. Oltre ai numeri, in quel documento vi sono tempi, modi e dettagli.

Naturalmente non mi aspetto che dopo queste spiegazioni Siccardi riconosca al mio partito intelligenza, onestà, coerenza ecc., perché in Ticino purtroppo la reciproca legittimazione politica è merce rara. Spero solo di aver contribuito un poco a soddisfare il suo auspicio, che è anche il mio, secondo il quale nella prossima campagna elettorale il confronto sia soprattutto un confronto di idee tra visioni politiche diverse.