Pubblicato sul Corriere del Ticino, dicembre 2006

Ha ragione Giovanni Galli nel ritenere la questione dei sussidi ai premi di cassa malattia centrale nel confronto politico attuale (cfr. Corriere del 4 dicembre) ed a chiedere in proposito che il dibattito sia serio e rispettoso dei fatti. Per questo, come cerco di fare sempre, mi atterrò ad essi nelle poche risposte che merita il pezzo dell’editorialista.

In tema di cassa malattia è utile ricordare, a titolo preliminare, che se fosse per il PS e la sinistra i sussidi ai premi, che da destra vengono spesso additati come esempio di assistenzialismo, sarebbero puramente e semplicemente aboliti. Il sistema elvetico, che chiede a tutti gli assicurati, ricchi e poveri, lo stesso premio mensile e poi permette, bontà sua, ad una parte della popolazione di chiedere un sussidio per pagare questa tassa obbligatoria è semplicemente pazzesco. Ma è quello che la maggioranza politica di centro-destra di questo Paese (UDC, liberali, radicali, PPD) continua a volere. A parole sono contro quello che chiamano assistenzialismo, ma nei fatti chiedono di mantenere il sistema così com’è. La sinistra chiede invece da tempo il superamento di questo modello decotto, per passare alla cassa unica federale con premi obbligatori in base a reddito e sostanza. Come fino ad ora tutti sarebbero assicurati, chi ha poco pagherebbe poco, chi ha molto pagherebbe molto e nessuno sarebbe più costretto a chiedere un sussidio per pagare i premi, magari sentendosi in colpa perché lo fa. E ci sarebbe molta meno burocrazia.

Detto questo veniamo al quesito posto da Galli, ovvero se, con il sistema attuale, i sussidi sono o meno mirati, come chiede la legge federale. Per rispondere vanno menzionati alcuni fatti.

Primo dato (tratto dallo studio Crivelli-Lunati, Usi giugno 2004): la percentuale dei ticinesi che ha diritto ai sussidi è del 27,3%, contro una media intercantonale del 32,7%. Il Ticino non è quindi tra i Cantoni che distribuiscono queste prestazioni più di quanto non lo facciano altri Cantoni, anzi. E’ vero che una quota di potenziali beneficiari del 27,3% della popolazione è una quota elevata, ma proprio il fatto che la media nazionale sia ancora più alta dimostra che è il sistema nel suo assieme ad essere sbagliato, non l’approccio ticinese.

Secondo dato: l’importo medio erogato in Ticino per beneficiario è tra i più elevati della Svizzera (siamo terzi in rapporto al premio medio), ma anche il premio medio è tra i più cari del Paese. A premi elevati corrispondono evidentemente sussidi elevati. Nel 2004 il Governo tentò di ridurre il sussidio medio, ma il popolo disse NO. Contrariamente a quanto pretende di ricordare Galli, in discussione non vi era una proposta che permettesse di colpire gli abusi, ma una stangata lineare su tutti i beneficiari dei sussidi attraverso un abbassamento del sussidio medio, da calcolarsi sulla media dei premi offerti dalle 20 casse malati meno care.

Terzo dato: proprio perché ci si è accorti da tempo che la raffica di sgravi fiscali ha reso il parametro del reddito imponibile sempre meno giusto e significativo, il PS ha presentato poco più di un anno fa un’iniziativa popolare cantonale, corredata di oltre 7’000 firme, con la quale si chiede di passare al sistema del reddito disponibile, senza tuttavia cogliere l’occasione per ulteriori tagli sociali. Insomma riforma SI’, necessaria dopo che la politica masoniana ha reso il dato del reddito imponibile sempre meno attendibile, ma tagli NO. I dati fatti elaborare dal Consiglio di Stato e presentati la settimana scorsa non sono sorprendenti, ma mettono in luce un fenomeno evidente da tempo, per il quale ci siamo già mossi con una proposta a metà del 2005.

Quarto dato: passare al sistema del reddito disponibile significa nuova burocrazia, perché sarà necessario creare una nuova macchina amministrativa parallela a quella fiscale per fare il calcolo individuale dei sussidi sulla base di parametri più equi. Anche questo è un effetto indiretto degli sgravi fiscali. Se il dato fiscale potesse ancora essere utilizzato anche per la socialità, tutto questo non sarebbe necessario. Paradossalmente gli sgravi non hanno creato solo ingiustizia, permettendo ad alcuni di dedurre cifre impressionanti e di pagare poche imposte malgrado un reddito elevato, ma arrischiano di creare anche costi aggiuntivi per la macchina statale.

E’ ovvio che il passaggio al sistema del reddito disponibile avrà degli effetti sui cittadini, togliendo ad alcuni e dando di più ad altri. Per ora è praticamente impossibile determinarsi su quanto accadrà, ma da questa riforma complessa nessuno deve tirarsi indietro. Una riforma comunque fondata su un sistema sbagliato, da cambiare alla radice, come lo chiede l’iniziativa popolare federale sulla cassa malati unica e premi proporzionali su cui voteremo il prossimo 11 marzo.