Pubblicato sul Corriere del Ticino, gennaio 2007

Il prossimo 11 marzo le cittadine ed i cittadini andranno a votare sull’iniziativa popolare “per una cassa malati unica e sociale” che propone di inserire nella Costituzione federale due principi: la creazione di una cassa malati unica per l’assicurazione di base per le cure medico-sanitarie e l’istituzione di premi in funzione della capacità economica degli assicurati.

L’istituzione della cassa unica, che esiste già per altre assicurazioni sociali federali obbligatorie (AVS, AI, assicurazione contro la disoccupazione), sarebbe una grande riforma sociale, paragonabile solo alla creazione dell’AVS nel 1946 e alla nascita dell’AI nel 1959. La cassa unica rimpiazzerebbe le attuali 87 casse private, che oltre all’assicurazione obbligatoria di base oggi offrono una serie di assicurazioni complementari, che potranno benissimo continuare ad offrire in regime di concorrenza.

Questa cassa, unica, pubblica e sociale, garantirebbe l’accesso di tutta la popolazione all’offerta medica attuale di cui dispone la Svizzera, evitando la pericolosa deriva verso una medicina a due velocità. La cassa unica avrebbe anche un ruolo centrale nella determinazione e nel controllo dei costi sanitari, poiché è evidente che un “colosso” del genere avrebbe una forza contrattuale nei confronti dei prestatori di cure (medici, ospedali ecc.) e verso l’industria farmaceutica che gli permetterebbe di agire concretamente in favore degli assicurati. Oltre a ciò si avrebbe la certezza che i premi pagati serviranno a coprire i costi effettivi legati alla salute e non a finanziare le attuali costose campagne pubblicitarie e spese amministrative delle tante casse private impegnate oogni anno a rubarsi i clienti l’una con l’altra per poi ribaltare sui premi il costo di questo marketing (almeno 300 milioni all’anno). Il nuovo sistema farebbe anche sparire la necessità di costituire riserve legali obbligatorie a spese degli assicurati, che oggi ammontano a parecchi miliardi, con un sicuro effetto positivo sui premi.

Il sistema della cassa unica potrebbe anche portare alla definizione per legge delle tariffe, uscendo dall’attuale opacità in questo settore, cosa che è del tutto normale per l’AVS, per l’AI, per l’assicurazione disoccupazione. Verrebbe così abbandonato il modello che oggi assicura alle 87 casse private la copertura dei costi, tipico del sistema privatistico, un modello che evidentemente non le incita a risparmiare, poiché alla fine dell’anno c’è sempre e comunque la possibilità di chiedere un aumento dei premi.

La Svizzera è il solo Paese europeo che conosce un sistema sanitario dove tutti, ricchi e poveri, pagano lo stesso premio. Una situazione ingiusta, medioevale, che obbliga un terzo dei cittadini a ricorrere allo Stato per farsi sussidiare il pagamento di un onere che lo stesso Stato obbliga a pagare. Questo sistema perverso e inutilmente burocratico deve finire. Se l’iniziativa passerà il premio identico per tutti verrà sostituito da un premio calcolato in funzione della capacità economica dell’assicurato. Il calcolo del premio verrà effettuato in modo tale che lo stesso scenderà per i redditi più modesti e per il ceto medio, i due terzi dell’intera popolazione. Per i redditi elevati verrà fissato un premio plafonato, mentre i bambini, che notoriamente non hanno reddito, non pagheranno nulla. I contrari alla proposta sostengono che con i premi in base alla capacità finanziaria molti cittadini pagheranno più di oggi. Affermazione piuttosto temeraria, poiché sostenere questa assurdità sarebbe come sostenere che la maggioranza dei contribuenti avrebbe da guadagnare se sostituissimo il sistema attuale delle aliquote progressive per le imposte cantonali e federali con un importo fisso, uguale per tutti.

La votazione del prossimo 11 marzo è la via maestra per togliere dal collo delle famiglie svizzere il pesante giogo dei costi della cassa malati. Se è evidentemente opportuno che l’assicurazione sia obbligatoria per tutti, affinché i non assicurati non siano costretti a indebitarsi pesantemente o a vendere la casa (se ce l’hanno) in caso di necessità sanitarie importanti, è del tutto fuori posto continuare a pretendere che i premi non tengano conto della capacità finanziaria dei cittadini, come accade per l’AVS, per l’AI, per la cassa disoccupazione. La gran parte degli elvetici avrebbe di che guadagnare da questo cambiamento, mentre solo i benestanti perderebbero uno dei loro tanti privilegi. Per questo un SI’ il prossimo 11 marzo sarebbe davvero una grande rivoluzione.

Manuele Bertoli

Il prossimo 11 marzo le cittadine ed i cittadini andranno a votare sull’iniziativa popolare “per una cassa malati unica e sociale” che propone di inserire nella Costituzione federale due principi: la creazione di una cassa malati unica per l’assicurazione di base per le cure medico-sanitarie e l’istituzione di premi in funzione della capacità economica degli assicurati.

L’istituzione della cassa unica, che esiste già per altre assicurazioni sociali federali obbligatorie (AVS, AI, assicurazione contro la disoccupazione), sarebbe una grande riforma sociale, paragonabile solo alla creazione dell’AVS nel 1946 e alla nascita dell’AI nel 1959. La cassa unica rimpiazzerebbe le attuali 87 casse private, che oltre all’assicurazione obbligatoria di base oggi offrono una serie di assicurazioni complementari, che potranno benissimo continuare ad offrire in regime di concorrenza.

Questa cassa, unica, pubblica e sociale, garantirebbe l’accesso di tutta la popolazione all’offerta medica attuale di cui dispone la Svizzera, evitando la pericolosa deriva verso una medicina a due velocità. La cassa unica avrebbe anche un ruolo centrale nella determinazione e nel controllo dei costi sanitari, poiché è evidente che un “colosso” del genere avrebbe una forza contrattuale nei confronti dei prestatori di cure (medici, ospedali ecc.) e verso l’industria farmaceutica che gli permetterebbe di agire concretamente in favore degli assicurati. Oltre a ciò si avrebbe la certezza che i premi pagati serviranno a coprire i costi effettivi legati alla salute e non a finanziare le attuali costose campagne pubblicitarie e spese amministrative delle tante casse private impegnate oogni anno a rubarsi i clienti l’una con l’altra per poi ribaltare sui premi il costo di questo marketing (almeno 300 milioni all’anno). Il nuovo sistema farebbe anche sparire la necessità di costituire riserve legali obbligatorie a spese degli assicurati, che oggi ammontano a parecchi miliardi, con un sicuro effetto positivo sui premi.

Il sistema della cassa unica potrebbe anche portare alla definizione per legge delle tariffe, uscendo dall’attuale opacità in questo settore, cosa che è del tutto normale per l’AVS, per l’AI, per l’assicurazione disoccupazione. Verrebbe così abbandonato il modello che oggi assicura alle 87 casse private la copertura dei costi, tipico del sistema privatistico, un modello che evidentemente non le incita a risparmiare, poiché alla fine dell’anno c’è sempre e comunque la possibilità di chiedere un aumento dei premi.

La Svizzera è il solo Paese europeo che conosce un sistema sanitario dove tutti, ricchi e poveri, pagano lo stesso premio. Una situazione ingiusta, medioevale, che obbliga un terzo dei cittadini a ricorrere allo Stato per farsi sussidiare il pagamento di un onere che lo stesso Stato obbliga a pagare. Questo sistema perverso e inutilmente burocratico deve finire. Se l’iniziativa passerà il premio identico per tutti verrà sostituito da un premio calcolato in funzione della capacità economica dell’assicurato.

Il calcolo del premio verrà effettuato in modo tale che lo stesso scenderà per i redditi più modesti e per il ceto medio, i due terzi dell’intera popolazione. Per i redditi elevati verrà fissato un premio plafonato, mentre i bambini, che notoriamente non hanno reddito, non pagheranno nulla. I contrari alla proposta sostengono che con i premi in base alla capacità finanziaria molti cittadini pagheranno più di oggi. Affermazione piuttosto temeraria, poiché sostenere questa assurdità sarebbe come sostenere che la maggioranza dei contribuenti avrebbe da guadagnare se sostituissimo il sistema attuale delle aliquote progressive per le imposte cantonali e federali con un importo fisso, uguale per tutti.

La votazione del prossimo 11 marzo è la via maestra per togliere dal collo delle famiglie svizzere il pesante giogo dei costi della cassa malati. Se è evidentemente opportuno che l’assicurazione sia obbligatoria per tutti, affinché i non assicurati non siano costretti a indebitarsi pesantemente o a vendere la casa (se ce l’hanno) in caso di necessità sanitarie importanti, è del tutto fuori posto continuare a pretendere che i premi non tengano conto della capacità finanziaria dei cittadini, come accade per l’AVS, per l’AI, per la cassa disoccupazione.

La gran parte degli elvetici avrebbe di che guadagnare da questo cambiamento, mentre solo i benestanti perderebbero uno dei loro tanti privilegi. Per questo un SI’ il prossimo 11 marzo sarebbe davvero una grande rivoluzione.