Pubblicato sulla Regione, febbraio 2007

L’attuale art. 117 della Costituzione federale, costituito da due capoversi, recita: “1. La Confederazione emana prescrizioni sull’assicurazione contro le malattie e gli infortuni. 2. Può dichiararne obbligatoria l’affiliazione, in generale o per singoli gruppi della popolazione”. Sulla base di questo mandato le Camere federali vararono nel 1994 la LAMal, che rese obbligatoria l’assicurazione malattia per tutti gli svizzeri (i ticinesi conoscevano già l’assicurazione obbligatoria per legge cantonale), che introdusse la pianificazione e che istituì il sistema dei premi uguali per tutti e dei sussidi ai premi per una bella fetta della popolazione.

L’iniziativa popolare su cui voteremo il prossimo 11 marzo chiede di aggiungere a questo articolo un terzo capoverso del tenore seguente: “La Confederazione istituisce una cassa unica per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Il consiglio d’amministrazione e il consiglio di vigilanza della cassa comprendono un pari numero di rappresentanti dei poteri pubblici, dei fornitori di prestazioni e delle organizzazioni di difesa degli assicurati. La legge disciplina il finanziamento della cassa. Stabilisce i premi in funzione della capacità economica degli assicurati”.

Nessun modello preciso di calcolo, nessuna indicazione anche solo accennata di come e in che modo concretizzare nella legge il principio dei premi “in funzione della capacità economica degli assicurati”, materia lasciata alle Camere federali, ma solo l’espressione di un mandato preciso al Parlamento affinché il sistema attuale venga riformato alla radice.

Eppure, con una faccia di bronzo senza pari, le casse malattia si sono lanciate nella promulgazione urbi et orbi di un modello preciso di calcolo dei premi, inventato di sana pianta a loro uso e consumo, con il quale tentare di spaventare la popolazione. Un’operazione al limite della truffa, disonesta intellettualmente e spregiudicata oltre ogni limite, poiché pagata con i soldi degli assicurati.

Di fronte a questo squallido modo di far paura ai cittadini è necessario reagire.

Sostenere che un sistema che chiede a tutti di pagare lo stesso per la salute, indipendentemente da reddito e patrimonio, sia meglio di un sistema con premi progressivi è semplicemente assurdo. Quello che viviamo sulla nostra pelle oggi è un sistema non solo ben peggiore di qualsiasi sistema di premi progressivi, ma anche ben peggiore di un sistema come quello dell’IVA, che fa pagare a tutti la stessa aliquota aggiuntiva sui beni acquistati, ma siccome i benestanti in genere acquistano di più li fa contribuire un po’ più degli altri.

L’iniziativa non esclude l’uso di franchigie, come dimostra il testo presentato sopra e come invece alcune menzogne dei contrari affermano, e soprattutto non penalizza la classe media. Se davvero così fosse allora, per analogia, bisognerebbe sostenere che, a difesa del ceto medio, anche le imposte cantonali e federali, attualmente progressive, dovrebbero essere sostituite con delle imposte uguali per tutti, per testa di abitante. Una sciocchezza macroscopica che nessuno si è mai sognato di proporre, perché manifestamente ingiusta, sbagliata e finanziariamente pesante per almeno 2/3 della popolazione.

Gli svizzeri e soprattutto i ticinesi, che mediamente hanno redditi più bassi dei loro compatrioti, non hanno nulla da temere da un sistema di premi proporzionali. Non il 70% dei contribuenti del nostro Cantone, che secondo gli ultimi dati ha un reddito imponibile ai fini delle imposte cantonali sotto i fr. 50’000.-, ma nemmeno l’ulteriore 20% che arriva fin quasi a fr. 100’000.-, sempre di imponibile. A pagare di più saranno quelli che già oggi beneficiano di imposte particolarmente basse, che hanno avuto grandi vantaggi dagli sgravi fiscali del recente passato e che per la salute in proporzione pagano pochissimo.