Il Gran Consiglio ha detto NO al nuovo credito ponte per le società di Frapolli che gestiscono Bosco Gurin e Carì, con un’operazione politicamente dolorosa, ma necessaria per chiudere definitivamente la stagione dei soldi pubblici facili incassati da chi, con la scusa del sostegno alle valli, ha dimostrato scarsissima capacità imprenditoriale e, in definitiva, giocato con i sentimenti di queste ultime.

Fino alla fine il PPD ha tentato di confondere il sostegno alle valli con il sostegno alle società di Frapolli, come se l’uno non potesse esistere senza l’altro, ma il Parlamento a questo gioco ha detto un chiaro NO.

Le valli, già a corto di risorse a causa di una legge fiscale ingiusta, che premia i centri e penalizza le periferie, meritano un sostegno economico realistico, che non può tradursi nell’iniezione di denaro pubblico in società mal gestite ed imperniate sulla pratica di uno sport che con il passare del tempo ed il riscaldamento climatico diverrà sempre più difficile poter garantire.

Dopo tanti anni passati a teorizzare la sostenibilità economica di queste stazioni, per la quale bisognava investire sempre di più, di fatto accelerandone il crollo economico, oggi il re è nudo. Finalmente si riconosce che questa sostenibilità non esiste, o perlomeno non esiste senza l’intervento della mano pubblica e di una certa dose di volontariato, si riconosce che un certo gigantismo non è stato salutare ed è forse il momento buono per iniziare un percorso di rinnovamento verso un futuro più realistico.

La transizione iniziata con questa decisione del parlamento dovrà essere accompagnata dal sostegno locale, che in Vallemaggia e nella Media Leventina si è affacciato solo negli ultimi giorni, quando si è capito che i soldi cantonali non sarebbero arrivati, mentre in Val di Blenio è già una realtà da diverso tempo. A questo sostegno locale non potrà non affiancarsi in qualche modo anche il Cantone, anche dopo questa decisione del Gran Consiglio.

Si tratterà di sviluppare idee nuove per l’estate, dove è possibile, e di ridurre a dimensioni più piccole gli impianti invernali, destinati in larghissima parte ad un turismo locale. Si tratterà di uscire dall’immobilismo di questi ultimi decenni, che ha permesso di tirare avanti, ma che non ha permesso di impostare un cambiamento.

Sullo sfondo rimane il nodo centrale delle risorse che mancano alle periferie, un nodo politico che andrà acuendosi nei prossimi anni se in Ticino non si avrà il coraggio di riformare radicalmente il sistema della distribuzione delle risorse fiscali sul territorio.

Una tale riforma permetterebbe ai Comuni di valle di sostenere una piccola stazione di sci, come quelli del piano possono sostenere le piscine coperte o le piste di ghiaccio, senza cantonalizzare i problemi perché localmente non si dispone di sufficienti risorse. Una tale riforma è nell’interesse di tutti, vallerai e cittadini, perché queste due realtà complementari devono poter coesistere.

In qualche modo a questa riforma ci si arriverà, ma nell’interesse di tutti sarebbe bene che ci si arrivi presto, prima che i conflitti tra Sottoceneri e Sopraceneri crescano e diventino insanabili.