Pubblicato sulla Regione, agosto 2010

Le indennità giornaliere saranno ridotte da 400 a 260 per i disoccupati che hanno pagato contributi per 12 mesi. Rimarranno 400 solo per chi potrà comprovare contributi per almeno 18 mesi. I disoccupati sopra i 55 anni avranno diritto a 520 indennità solo se hanno pagato i contributi per 24 mesi, oggi 18. Le persone esonerate dall’adempimento del periodo di contribuzione in caso di disoccupazione si vedranno tagliare le indennità da 260 a 90. Il diritto alle indennità, che oggi inizia dopo un periodo di attesa di cinque giorni, inizierà per chi non ha persone a carico dopo 10, 15 o 20 giorni, a dipendenza del reddito, con gravi perdite finanziarie. I disoccupati con meno di 30 anni saranno obbligati ad accettare anche proposte di lavoro che non tengono convenientemente conto delle loro capacità o di una loro eventuale attività precedente. I Cantoni in particolare difficoltà con il numero di disoccupati non potranno più chiedere l’aumento delle indennità giornaliere da 400 a 520, come ha fatto quest’anno il Ticino per volontà unanime del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio. I disoccupati che trovano dei lavori parziali durante il periodo di disoccupazione saranno penalizzati rispetto ad oggi.

Sono questi i più vistosi frutti della revisione dell’assicurazione disoccupazione su cui andremo a votare il prossimo 26 settembre. Una revisione accolta in marzo dalla maggioranza di destra delle Camere federali che rappresenta una chiarissima involuzione dei diritti sociali e che va a colpire le persone disoccupate proprio in tempi di crisi.

Una crisi causata dai giochetti dell’alta finanza mondiale, compresa quella svizzera, che la politica federale ha invece sostenuto a suon di miliardi, quando UBS ha rischiato il fallimento, oltretutto senza saper intervenire nella vergognosa questione dei bonus. E così si arriva al paradosso di stanziare miliardi per chi ha contribuito largamente alla crisi e a prevedere bastonate per chi è costretto a subirla senza colpa.

Un programma di tagli nel segno del più classico dei progetti antisociali, dove la politica non perde l’occasione di mostrarsi ancora una volta debole con i forti e forte con i deboli.

A meno che? A meno che il popolo non si faccia sentire, come ha fatto recentemente a proposito dei tagli sulle pensioni, rispediti al mittente senza appello.

Provate a perdere il lavoro e dover stare qualche mese in disoccupazione alla ricerca di una nuova occupazione, senza entrate per due, tre o quattro settimane. Se ne vanno in funo i risparmi correnti, perché le fatture arrivano puntualmente come prima. Chiedete ai giovani disoccupati, di cui tutti si preoccupano a parole, cosa vuol dire essere costretti ad accettare per forza la prima cosa che passa il convento, magari dopo aver studiato parecchio.

Questa riforma è sbagliata nei contenuti, provocatoria se comparata a quel che si è fatto a favore dei veri responsabili della crisi e costosa per Cantoni e Comuni. Non va infatti mai dimenticato che quello che le grandi assicurazioni sociali non coprono finisce in parte importante a carico dell’aiuto sociale cantonale, l’assistenza pubblica, volentieri criticata proprio dai promotori dei tagli sociali a livello federale.

L’assicurazione disoccupazione è indebitata perché in passato si è voluto ridurre a tutti i costi il tasso di prelievo dal 3% al 2%. Pretendere di risanarla con misure antisociali è profondamente errato e per questo dobbiamo dire chiaramente NO il 26 settembre a questo progetto insensato.