Iniziamo a dire che gli unici che hanno dei vantaggi da tale concorrenza sono le persone molto abbienti, le uniche che hanno la concreta possibilità di cambiare Cantone, mentre l’immensa maggioranza dei cittadini di fatto non lo può fare. Per quasi tutti, infatti, la concorrenza fiscale tra i Cantoni è un’opportunità del tutto inesistente, che però si traduce in tagli di prestazioni e servizi se, in base ad un concetto servile dello Stato, i Cantoni si mettono in competizione gli uni con gli altri per strapparsi i contribuenti molto facoltosi, riducendo così le risorse pubbliche necessarie per le politiche fondamentali (scuola, sanità, socialità, mobilità, sicurezza ecc.).

L’iniziativa popolare “per imposte eque”, su cui andremo a votare il 28 novembre, affronta di petto questo problema per quanto riguarda le persone fisiche (le imprese non sono toccate da questa iniziativa) e propone

  • u
  • un’aliquota minima complessiva delle imposte cantonali e comunali sulla sostanza del 0,5% sulla quota di sostanza imponibile che eccede 2 milioni di franchi per le persone sole e almeno 3 milioni per le persone coniugate o con persone a carico.

Due regole semplici, che toccano meno dell’1% dei contribuenti in Svizzera, nessuno in Ticino.

Secondo gli ultimi dati, a Bellinzona, una persona sola con un reddito da lavoro lordo tra i fr. 300’000.- e fr. 400’000.-, che quindi potrebbe avere un reddito imponibile di ca. fr. 250’000.- paga complessivamente il 26% tra imposte cantonali e comunali. A Lugano il 23%. Ambedue queste persone sono sopra il minimo del 22% proposto dall’iniziativa, che riguarda, lo ricordo, solo la parte eccedente i fr. 250’000.-.

Non così a Zugo, dove le imposte complessive cantonali e comunali per questi contribuenti sono l’11% del reddito, a Sarnen e a Svitto (12%), a Appenzello (13%), a Altdorf (14%), a Stans (15%). In questi piccoli e piccolissimi Cantoni (Obvaldo 34’000 abitanti, Nidvaldo 40’000 abitanti, Appenzello interno 15’000 abitanti, Uri 35’000 abitanti), grazie alle dimensioni ridotte e alle spese di poco conto, si gioca con nicchie fiscali con le quali molti altri Cantoni non possono competere. Anche nei due Cantoni fiscalmente leggeri più grandi (Zugo 100’000 abitanti, Svitto 130’000 abitanti), ci si appoggia per tutti i servizi più costosi a Zurigo, che infatti propone un’aliquota del 26%, come Bellinzona.

Determinare un’aliquota minima per i ricchi è importante, perché è da lì a decrescere che si calcolano le aliquote per gli altri contribuenti, fino ad arrivare a chi è esentato dal pagamento delle imposte. La concorrenza fiscale rimarrebbe, ma sarebbe attenuata da questo parametro fondamentali.

La mancanza di un tasso d’imposizione minimo per i ricchi rende anche vuoto il discorso fatto da più parti sulla necessità di ridurre le imposte ai contribuenti facoltosi per non farli scappare. Il Cantone Ticino, per inseguire Zugo, dovrebbe più che dimezzare le sue aliquote, con perdite finanziarie calcolabili in centinaia di milioni di franchi, con il risultato di accumulare debiti pazzeschi o accettare draconiane misure di risparmio, quando il popolo non ha mai voluto anche risparmi più contenuti. Ridurre le aliquote solo di un po’, restando comunque lontani da quel che propone Zugo sarebbe inutile, perché se un contribuente molto abbiente decide di spostarsi per questioni fiscali è altamente probabile che, già che lo fa, lo farà dove lo Stato chiede meno, quindi a Zugo.

Il Ticino, Cantone italofono praticamente unico, se si eccettua il Grigioni italiano, diviso dal resto della Svizzera dalla lingua e dalla geografia, non ha la possibilità di giocare sulla rete dei servizi intercantonali come possono fare altri, che magari sfruttano volentieri i servizi offerti dalle grandi città come Zurigo, Berna o Basilea. Per noi, invece di rincorrere la concorrenza fiscale che non possiamo permetterci, fissare dei limiti a tale concorrenza è una necessità. Per questo dobbiamo dire SI’ il 28 novembre all’iniziativa per imposte eque: non farlo significherebbe arrischiare di finire stritolati nel gioco al massacro della competizione fiscale, un gioco dal quale concretamente noi, con le nostre specificità, siamo esclusi.