Pubblicato sul Corriere del Ticino, marzo 2010

Sul Corriere del Ticino del 5 febbraio scorso Fabio Pontiggia lamentava la mancanza di visioni per il futuro del Cantone nello scenario economico e sociale odierno, dando per scontato che tale scenario sia oggi diverso da quello in cui Carlo Pellanda scrisse il suo libro bianco ed una maggioranza di centro-destra nostrana lo interpretò con una politica fiscale locale aggressiva.

Certamente, come dice anche Pontiggia, gli sconquassi della finanza internazionale hanno effettivamente messo in luce le potenzialità distruttive di globalizzazione e liberismo, ma purtroppo non credo che ciò sia stato sufficiente per mettere in moto un processo mondiale inverso a quello in auge 20 anni or sono, al di là delle belle parole di circostanza di fine 2008 di capi di stato e banchieri, un poco imbarazzati nel dover cavare dalle casse pubbliche trilioni di dollari, euro e franchi per salvare la baracca.

Le idee e le visioni per il Ticino moderno non mancano, ma il contesto non è molto diverso da quello di sempre, un contesto di competitività crescente tra regioni e cantoni, a tutti i livelli. L’unica significativa mutazione internazionale con ripercussioni dirette sull’economia locale riguarda il segreto bancario, che sta agonizzando e che finalmente porterà la nostra piazza finanziaria a puntare sulle sue capacità e non solo sullo sfruttamento dell’evasione fiscale estera.

Pur in un quadro non nuovo, le idee modernizzatrici non mancano. Per brevità ne presento qui una, partendo dalla convinzione, non solo mia, che sia necessario un salto di qualità nel considerare questo pezzetto di terra come un tutt’uno, un’entità unica a cui tutti vogliamo bene, ognuno a suo modo. Sparpagliarsi in tanti particolarismi è perdente, inutile e contrario all’interesse comune.

Tradurre questo concetto semplice da parole in fatti significa, a mio giudizio, andare rapidamente verso la costituzione di pochi Comuni (5 bastano), il cui nome va iscritto nella Costituzione cantonale dopo un voto popolare di tutti i ticinesi.

Un Ticino con 6 partners istituzionali, il Cantone e i 5 Comuni avrebbe molteplici vantaggi. Una reale possibilità di rivedere competenze cantonali e comunali, esercizio oggi praticamente impossibile per le enormi differenze esistenti tra i Comuni, una miglior gestione dei servizi e del territorio, con 5 piani regolatori e scelte pianificatorie più adeguate, la possibilità di collegare insediamenti produttivi e eventuali agevolazioni, una semplificazione istituzionale formidabile ed un sostanziale recupero di democrazia, visto che tutti i gremi intermedi sparirebbero e finirebbero per dipendere dai Municipi o dai Consigli comunali. Una riforma radicale ma fondamentale, che dovrebbe essere accompagnata dalla creazione di spazi di rappresentanza intracomunali da studiare e da progettare.

Una “rivoluzione” che permetterebbe di delineare meglio le vocazioni delle varie regioni del nostro Cantone, ormai divenute Comuni, di concentrare risorse per progetti locali oggi impantanati in mille conflitti incomprensibili ai più. Sarebbe soprattutto una condizione-quadro vantaggiosa per l’economia, perché alle produzioni sarebbero destinati luoghi precisi, senza sparpagliamenti figli di una legge fiscale vecchia, che impone a tutti i Comuni di avere delle zone artigianali o industriali, perché il turismo potrebbe finalmente vedere la nascita di infrastrutture adeguate, perché con una forte partnership tra questi 6 attori istituzionali l’impatto sulle politiche pubbliche sarebbe decisamente più incisivo di quanto non succeda oggi.

Unire le forze per fronteggiare meglio il domani, una cosa che possiamo fare, che dipende solo da noi, non da influssi esterni nazionali o internazionali.

Senza rinunciare ad altri progetti per il futuro cari alla sinistra (integrazione europea accompagnata da misure di salvaguardia incisive come i salari minimi legali, promozione intensiva delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, una piazza finanziaria capace di puntare sull’eccellenza dei suoi servizi, una cassa malati unica con premi proporzionali al reddito, una scuola di qualità, più trasporti pubblici e meno mobilità privata, una vera armonizzazione fiscale ecc.) l’idea dei 5 Comuni è una condizione di base per poter affrontare meglio un mondo fortemente interconnesso e interdipendente, che qualcuno ha purtroppo voluto anche sempre più competitivo.