Il prossimo 26 settembre andremo a votare su un’importante riduzione delle prestazioni nell’assicurazione contro la disoccupazione e se la dovesse spuntare il SÌ i tagli saranno dolorosi.

Le indennità giornaliere saranno ridotte da 400 a 260 per i disoccupati che avranno pagato contributi per 12 mesi, rimarranno 400 solo per chi potrà comprovare contributi per almeno 18 mesi. I disoccupati sopra i 55 anni avranno diritto a 520 indennità solo se avranno pagato i contributi per 24 mesi, oggi 18. Il diritto alle indennità, che oggi inizia dopo un periodo di attesa di cinque giorni, inizierà per chi non ha persone a carico dopo 10, 15 o 20 giorni, a dipendenza del reddito, con gravi perdite finanziarie per chi avrà perso il lavoro. I disoccupati con meno di 30 anni saranno obbligati ad accettare anche proposte di lavoro che non tengono convenientemente conto delle loro capacità o di una loro eventuale attività precedente. I Cantoni in particolare difficoltà con il numero di disoccupati non potranno più chiedere l’aumento delle indennità giornaliere da 400 a 520, come ha fatto quest’anno il Ticino per volontà unanime del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio. I disoccupati che trovano dei lavori parziali durante il periodo di disoccupazione (guadagno intermedio) saranno penalizzati rispetto ad oggi.

Nessuno è al riparo dalla disoccupazione, soprattutto in un Paese come la Svizzera dove il diritto del lavoro è minimalista e la protezione dai licenziamenti di fatto non esiste. Per questo sarebbe sbagliato ragionare su questo tema come se fosse cosa d’altri, magari reclamando quando si è costretti a far capo a questo pezzo importante della socialità e solo allora ci si accorge che andare in disoccupazione è tutt’altro che una gradevole passeggiata.

Se l’assicurazione contro la disoccupazione è indebitata è perché qualche anno fa, contro il parere della sinistra, il premio venne riportato affrettatamente dal 3% paritetico tra datore di lavoro e lavoratore al 2%. Una diminuzione del 33% delle entrate che ha aperto la strada all’indebitamento oggi usato come grimaldello per imporre tagli di prestazioni.

Come è spesso accaduto in passato, gli stessi che hanno preso questo importante istituto della socialità federale per la borsa facendogli mancare il finanziamento necessario e costringendolo all’indebitamento oggi gridano allo scandalo e si presentano come salvatori, naturalmente a spese degli assicurati costretti a far capo alle indennità previste in caso di mancato lavoro.

La coesione sociale, concetto oggi di gran moda, la si sostiene con i fatti e non solo con le belle parole. E il mantenimento di buone prestazioni dell’assicurazione disoccupazione è un elemento essenziale di tale coesione reale. Per questo è importante dire NO il 26 settembre, rimandando a Berna questo progetto sbagliato. Un risanamento dell’assicurazione contro la disoccupazione più equilibrato è possibile ed auspicabile, mentre questa riforma non farà che scaricare sui Cantoni il costo delle persone che non potranno più far capo alle prestazioni sociali federali o che potranno usufruire di prestazioni nazionali solo ridotte.

Non aiutiamo chi intende ridurre la rete sociale di sicurezza che sostiene la nostra società e diciamo chiaramente NO il prossimo 26 settembre.