Le dimissioni del mio ex collega Claudio Zali sono avvenute per motivi che si spiegano da sé, talmente evidenti da averlo condotto a questa inevitabile decisione in maniera molto rapida. Non è mia intenzione esprimere considerazioni su questa vicenda, che appartiene già al passato, anche se il cambio in Governo avverrà solo a fine settembre; ma siccome, come moltissime altre persone, tengo al sistema democratico, non posso esimermi dal dirmi stupito del fatto che, in un Cantone nel quale si discute di tutto, anche di parecchie quisquiglie, poco spazio abbiano avuto ed abbiano gli interrogativi attorno ad alcuni elementi della vicenda che hanno portato a questo risultato, che finora ho sentiti espressi solo da Anna Biscossa (non uso più i social media, per cui non so cosa sia successo in quel contesto particolare).
I fatti:
- Nel corso del 2022 o del 2023 (cfr. Corriere del Ticino del 22 luglio 2026), in data imprecisata, una persona non identificata (X) e l’allora Consigliere di Stato Claudio Zali hanno avuto una conversazione telefonica con contenuti fortemente compromettenti per Zali, che è stata registrata a sua insaputa.
- Nell’aprile 2023 si svolgono le elezioni cantonali e Zali è rieletto su una lista comune Lega-UDC assieme al collega di partito Norman Gobbi, mentre primo subentrante risulta Piero Marchesi. Né prima né dopo quelle elezioni la conversazione registrata, che è di mesi o anni precedenti, diviene di pubblico dominio.
- Nel corso della legislatura 2023-2027 Zali e l’UDC presieduta da Marchesi entrano in conflitto politico manifesto, cosa da rendere difficile la riedizione della lista unica per il Consiglio di Stato alle prossime elezioni qualora Zali intende ripresentarsi.
- Nel giugno 2026 l’UDC scioglie le riserve e comunica effettivamente che nel 2027 sarà lista separata; da osservare che tale scelta è rischiosa per l’UDC, che per entrare in Governo deve raggiungere probabilmente almeno il 12-13%, ma lo è anche per la Lega, che faticherebbe molto a mantenere il suo primato e quindi i due seggi, anche in caso di insuccesso dell’UDC.
- Nemmeno un mese dopo l’annuncio della mancata lista unica, il 13 luglio 2026, a circa quattro anni dalla registrazione di cui sopra e un paio di settimane prima dell’assemblea della Lega che avrebbe dovuto confermare la ricandidatura di Zali per il Consiglio di Stato, parte della registrazione viene pubblicata su una pagina Instagram in un paio di file audio.
- Tra il 22 e il 23 luglio 2026 più media danno la notizia della diffusione di tali audio e ne pubblicano, integralmente o parzialmente, i contenuti.
- Il 23 luglio 2026 la RSI informa l’opinione pubblica del fatto che nel 2020 Zali si sarebbe adoperato affinché l’Ente ospedaliero cantonale assumesse X, se del caso licenziando qualcuno, e cita i contenuti di una mail professionale di sei anni prima da egli indirizzata al presidente dell’Ente ospedaliero cantonale con copia ad un collega di Governo.
- Le diverse pubblicazioni, dei contenuti degli audio e del mail, hanno portato in pochi giorni alle inevitabili dimissioni di Zali e, ovviamente, alla caduta dell’ipotesi di una sua ricandidatura per la legislatura 2027-2031.
- A seguito di tali dimissioni, il 1° ottobre 2026 il nemico politico Marchesi gli subentrerà in Governo, e nell’aprile 2027 si ripresenterà all’elettorato per un nuovo mandato partendo dalla posizione di Consigliere di Stato in carica; allo stesso modo, Norman Gobbi si ripresenterà per la quinta legislatura senza più avere la concorrenza non facile di Zali.
Il concatenamento temporale degli avvenimenti qui descritti e le valutazioni su svantaggi e vantaggi da essi prodotti non può non generare il dubbio che il Ticino abbia assistito in piena estate 2026 a un’operazione orchestrata volta ad influenzare la composizione del Consiglio di Stato e forse i risultati delle prossime elezioni per il Governo.
A prescindere dalle motivazioni più che fondate delle dimissioni di Zali, su cui come detto non entro, e dal fatto che è noto che purtroppo la cosiddetta lotta politica non avviene solo dibattendo su temi e visioni, risulta infatti davvero difficile credere che la diffusione a nove mesi dalle elezioni di parti della registrazione di quattro anni fa e del messaggio email di sei anni fa costituisca una concatenazione casuale di eventi. Come si dice a Napoli “Ccà nisciuno è fesso”, o tiene particolarmente a passare per tale. Troppe sono le domande ancora aperte che sono venute anche a uno come me, in generale non sospettoso verso gli accadimenti o le persone, domande alle quali è necessario dare risposte inequivocabili se si ha a cuore il buon funzionamento del sistema democratico.
- Perché X e chi aveva ottenuto copia della/e registrazione/i tra X e Zali del 2022-2023, rispettivamente chi aveva ottenuto copia del messaggio e-mail di Zali del 2020, ha pubblicato questo materiale solo ora, lasciando passare anni e segnatamente le elezioni del 2023, invece di informarne il Ministero pubblico o di pubblicarlo al momento dell’avvenuto possesso?
- Perché le preoccupazioni etiche sorte relativamente al loro contenuto valide oggi non lo sono state in passato? Forse perché, più forti delle preoccupazioni etiche, erano le attese sui benefici delle inevitabili ricadute delle pubblicazioni?
- C’è stata una regia che ha organizzato queste pubblicazioni in maniera concatenata in un momento cruciale per le istituzioni, influenzando così la composizione del Consiglio di Stato dal 1° ottobre 2026 e forse i risultati delle prossime elezioni cantonali? Se sì, chi ne ha avuto parte e chi ne ha avuto conoscenza?
Le risposte a queste domande sono di natura politica e servono a capire se quella che appare chiaramente come una concatenazione di troppe coincidenze sia il frutto di un timing preordinato da qualcuno o no. Sono risposte dovute al Ticino democratico, che vuole sperare di non essere vittima di meccanismi di dossieraggio e di scandali pianificati ad orologeria. Intendiamoci bene, i fatti di rilevanza pubblica è bene che siano resi noti, non c’è alcun dubbio, ma questo deve accadere senza agendarli in base alle convenienze di qualcuno.
Il cosiddetto caso Hospita ha già mostrato che, in certe circostanze, le istituzioni sono attente rispetto ai maneggi che le toccano da vicino, e che i media non sono da meno, per cui non vi è ragione di girare la faccia dall’altra parte a proposito delle tante coincidenze che hanno caratterizzato gli avvenimenti di questa calda estate.
Se le risposte saranno convincenti io sarò tra i primi ad esserne felice, ma non mi va di essere tra quelli che oggi fingono di non vedere la famosa mucca in corridoio di bersaniana memoria, attendendo che essa muggisca e non possa più essere ignorata.
Le circostanze da chiarire potrebbero anche avere dei risvolti penali, perché potremmo anche essere di fronte ad un’istigazione a commettere un reato, quello previsto dall”art. 179ter CPS inerente alle registrazioni non autorizzate, rispettivamente alla mancata denuncia di un potenziale abuso di autorità regolato dall’art. 312 CPS; ma di queste cose deve occuparsi il Ministero pubblico, che sa certamente fare il suo mestiere.
In attesa di risposte convincenti da chi le ha, mi auguro che l’unica risposta non sia la classica tanatosi da opossum, quell’atteggiamento per il quale si finge la morte per non farsi coinvolgere dagli avvenimenti, e che le prossime elezioni avvengano in un clima di sano confronto sui temi e non su altro. Alla luce di quanto successo, vedremo anche se, alla destra dello scacchiere politico, esse si terranno davvero con due liste separate per il Governo, come sembra essere stato deciso prima degli avvenimenti di luglio, o con una sola: cambiare opinione su questo tema malgrado i solenni proclami pubblici del recente passato è perfettamente legittimo, ma inevitabilmente aggiungerebbe altre coincidenze alle tante a cui abbiamo già assistito.
Pubblicato su Naufraghi/e, agosto 2026