Manuele Bertoli Un modo si trova – Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

Il rispetto per il lavoro passa per il salario

I

Il salario percepito per il proprio lavoro, come l’introito da lavoro indipendente, è per la stragrande maggioranza della popolazione la fonte irrinunciabile di reddito che determina lo standard di vita proprio e della propria famiglia. Un elemento essenziale dal quale dipendono la qualità dell’abitazione e della cura per i propri figli, il benessere di ognuno di noi, insomma la dignità dei cittadini. Chi è costretto a lavorare molto senza guadagnare abbastanza deve accontentarsi di case piccole o disagiate, deve sottrarre tempo prezioso alla cura dei propri figli e, se non ha parenti disponibili nelle vicinanze, non può permettersi di affidare questo compito ad altri, fatica a permettersi delle vacanze e magari è pure obbligato a doversi rivolgere allo stato per avere aiuti finanziari complementari.

Salari minimi obbligatori dignitosi, sufficienti per vivere adeguatamente in Svizzera, sono quindi prima di tutto una questione di giustizia e di dignità che un Paese civile non può e non deve ignorare.

Per la collettività è anche una questione di trasparenza ed un’opportunità di semplificazione del sistema economico e sociale. Tutti sappiamo bene che il reddito che non viene coperto dai salari insufficienti alla fine viene sostenuto dallo stato sociale, quindi dai contribuenti, che paradossalmente in questo modo sovvenzionano indirettamente le aziende che per inefficienza economica, o peggio per avidità, non sono in grado di pagare stipendi decenti. Dal profilo economico il salario minimo legale è quindi una necessità, perché aiuta a riconvertire o ad espellere dal mercato aziende che non hanno più i parametri fondamentali per continuare con un’attività che non sta più in piedi, se non con l’aiuto dello Stato ai suoi dipendenti. Lo stato sociale non può e non deve trasformarsi in una stampella per un’economia malata e dal loro canto le imprese non possono e non devono essere autorizzate a sottrarsi alla loro responsabilità sociale, scaricando sulla collettività degli oneri che non possono o non vogliono assumersi.

La determinazione di salari minimi decenti permetterebbe anche di ridurre i fenomeni negativi legati al frontalierato, in particolar modo il dumping salariale, che provoca una concorrenza sleale tra lavoratori indigeni e lavoratori d’oltre confine, questi ultimi disposti a lavorare per salari troppo bassi per vivere in Svizzera. È inutile attendere i contingenti per lavoratori residenti che faranno seguito al voto del 9 febbraio scorso, perché se i posti di lavoro proposti nel quadro di questi contingenti saranno offerti ai residenti con salari da fame, nessuno li accetterà e torneranno ad essere proposti ai lavoratori che vivono oltre confine.

Naturalmente l’ideale sarebbe stato trovare delle soluzioni contrattuali, fissando i minimi salariali nei contratti collettivi, ma i salari minimi convenzionali non costituiscono attualmente una rete sufficiente per l’insieme della popolazione e quindi il ricorso a salari minimi legali, quindi fissati dall’autorità politica, rimane oggi l’unica strada praticabile. Una strada che è possibile percorrere accogliendo l’iniziativa popolare sul salario minimo in votazione il 18 maggio.

L’iniziativa mette al centro del dibattito politico il lavoro tramite il principio del rispetto di un salario dignitoso per tutti, una questione fondamentale per la coesione sociale, purtroppo mai risolta. In un’epoca nella quale i salari di alcuni alti dirigenti di azienda raggiungono livelli vergognosi, tali da coprire in un anno l’equivalente dei guadagni di una vita intera di diversi lavoratori, sapere affrontare questo aspetto è determinante, per il presente ma soprattutto per il futuro. Il rispetto del lavoro passa dal riconoscimento del suo valore, che dipende dal potere d’acquisto del salario pagato. Se si rispetta il lavoro, non si può avversare il principio che chiede che la sua contropartita sia dignitosa e che permetta di vivere nel territorio dove il lavoro viene prodotto.

 

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