Manuele Bertoli Un modo si trova – Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

Leggere male e capire peggio

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Qualche tempo fa, appoggiandosi alle conclusioni di uno studio effettuato dall’Istituto di economia pubblica svizzera dell’Università di Lucerna, Lorenzo Quadri affermava che tale lavoro accademico comprovasse l’assioma per il quale l’immigrazione sarebbe una specie di sciagura nazionale.

Già il fatto che Quadri prenda per buono uno studio universitario è una buona notizia, visto che da quel che scriveva per lui le università sono solo luoghi buoni per diffondere “la narrazione della casta spalancatrice di frontiere”, la quale le controllerebbe e le finanzierebbe, ma naturalmente si può sempre cambiare opinione e farlo può anche essere atto di intelligenza.

Incuriosito sono andato a cercare lo studio lucernese, che probabilmente per interessare il consigliere nazionale, municipale e giornalista si vede che in qualche modo deve essere riuscito a sfuggire alla lunga mano dei “poteri forti meanstream spalancatori di frontiere”, ed ho messo a confronto le sue conclusioni, almeno quelle esposte nel suo riassunto, con quello che di queste conclusioni e di chi sostiene tesi politiche differenti ha compreso Quadri. Ecco cosa ne è uscito.

Dice Quadri: “Immigrazione = ricchezza ossia l’immigrazione fa crescere il PIL. FALSO. In Svizzera, si legge nello studio, dal 2000 il PIL procapite al netto dell’inflazione è cresciuto del 23%. Altri paesi, ad esempio la Germania, hanno registrato una crescita analoga, ma con molta meno immigrazione”. Lo studio lucernese riporta effettivamente il paragone tra la crescita del PIL pro capite svizzero e tedesco, aggiunge che solo una piccola parte della crescita del PIL pro capite negli anni può essere attribuita all’immigrazione, ma avverte anche sul fatto che le stime sono soggette a una grande incertezza, che non abbiamo studi posteriori al 2013 e che il PIL non è probabilmente un misuratore corretto. Ma soprattutto lo studio lucernese non ci dice che cosa sarebbe successo senza l’immigrazione, la quale ha occupato molti posti di lavoro che altrimenti sarebbero rimasti vuoti o si sarebbero trasferiti all’estero per mancanza di addetti. Su questo primo punto il minimo che si può dire è che, anche se fosse vero che una maggiore quota di immigrazione non significa per forza maggiore ricchezza, o perlomeno maggiore ricchezza significativa, ciò non ha comunque per conseguenza che sia vero l’assunto contrario, ovvero “blocco dell’immigrazione = benessere”.

Dice ancora Quadri: “”L’alta immigrazione è indispensabile per colmare le carenze di manodopera. FALSO. Dopo 22 anni di immigrazione oggi le aziende che affermano di avere difficoltà nel reclutamento di personale sono al livello più alto dal 2004, ossia dall’inizio delle misurazioni”. Qui le conclusioni dello studio sono riportate in maniera piuttosto “addomesticata”. Lo studio lucernese indica infatti che l’elevata immigrazione porta in Svizzera molti lavoratori qualificati, ma anche che essa non ha eliminato la carenza di questa manodopera. Contrariamente a quel che sostiene il consigliere nazionale, municipale e giornalista, l’immigrazione ha quindi colmato una parte delle carenze di manodopera, ma non tutte. Il paradosso sta però nel fatto che per colmarle tutte avremmo bisogno di maggiori afflussi di stranieri, non di minori afflussi, come vorrebbe Quadri. Ad ogni buon conto gli studiosi lucernesi indicano che i lavoratori immigrati creano altro lavoro, poiché per ogni posto di lavoro creato in un’azienda orientata all’export per un lavoratore qualificato immigrato si creano da 0,6 a 1,4 posti di lavoro nell’industria locale.

Continua Quadri: “Si trasferiscono qui solo cittadini comunitari che hanno un lavoro. FALSO. Il 40% degli immigrati UE, ovvero quasi la metà, è arrivato per ricongiungimento familiare. Quindi completamente al di fuori da logiche di mercato del lavoro”. Il dato riportato è corretto, ma non ha nulla di nuovo. E’ la conseguenza del fatto che l’accordo sulla libera circolazione Svizzera/UE riconosce finalmente i lavoratori come tali, non come schiavi moderni, al contrario di quanto faceva la Svizzera precedentemente con il famigerato statuto degli stagionali. Essendo uomini o donne, non solo braccia prestate all’economia, hanno spesso una famiglia, e ci mancherebbe anche che la lasciassero oltre frontiera per far piacere a qualcuno.

Termina Quadri: “Gli immigrati pagheranno le pensioni agli svizzeri. FALSO. Gli immigrati non finanziano nemmeno le proprie, di pensioni. A lungo andare, infatti, le rendite che percepiscono sono superiori ai contributi che pagano”. Lo studio lucernese indica in realtà un’altra cosa, ovvero che attualmente l’immigrazione allevia i problemi strutturali dell’AVS (in Svizzera ci sono 4 pensionati ogni 10 persone in età lavorativa, nel caso degli stranieri questo rapporto è attualmente di 1 a 10), ma dice correttamente anche che questo rapporto cambierà in futuro, perché anche gli stranieri invecchiano. Intanto per ora essi contribuiscono al finanziamento dell’AVS.

L’immigrazione è quindi descritta nello studio lucernese con le sue luci ed ombre, com’è normale che sia per un fenomeno così complesso, non viene né santificata né demonizzata.

I ricercatori indicano come nessuno abbia ancora studiato approfonditamente gli effetti dell’immigrazione sulle infrastrutture del nostro Paese, e il consigliere nazionale, municipale e giornalista nel suo commento coglie l’occasione, pur senza dati a disposizione, per affermare che essi sarebbero certamente negativi. Io non ho alcun dato per dire se la supposizione di Quadri sia vera o meno, ma se lo fosse egli dovrebbe chiedersi perché ha riempito per anni paginate e paginate di invettive contro i frontalieri, che proprio perché tali, non consumano nulla di queste infrastrutture, salvo quelle dedicate al trasporto. Detto altrimenti, se gli immigrati residenti non vanno bene, almeno quelli che vengono ad occupare i posti di lavoro che altrimenti sparirebbero e che non impattano su scuole, ospedali, servizi ecc. dovrebbero essere benvenuti, sempre che siano pagati correttamente dai datori di lavoro nostrani in modo da non costituire fattore di dumping, o no?

Attendiamo un altro studio accademico capace di sfuggire alle sgrinfie dei poteri forti meanstream spalancatori di frontiere che ci spieghi questa contraddizione. Nel frattempo impariamo a leggere bene i documenti e a cercare di capirli per quel che dicono davvero, la democrazia se ne gioverebbe.

Pubblicato su Naufraghi, maggio 2024

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