Manuele Bertoli Un modo si trova – Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

Neutralità: ma chi si vuol prendere in giro?

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La campagna piuttosto ben finanziata a favore dell’iniziativa sulla neutralità su cui ci pronunceremo a fine settembre cerca di farci credere che un SI all’iniziativa equivarrebbe ad un NO alla guerra. Un messaggio che tratta i cittadini da sciocchi, sfruttando la loro naturale repulsione per la violenza.

A parte qualche esaltato… di guerra, nessuno è a favore dei conflitti armati: nessuno, sia che a settembre sia intenzionato a votare SI, sia che sia intenzionato a votare NO. L’accostamento tra iniziativa e guerra è una grossolana forzatura, perché l’iniziativa non cambia nulla alla postura della Svizzera sulla sua partecipazione alle guerre.

Cambia invece qualcosa quanto alla possibile postura sui conflitti armati in cui la Svizzera non è coinvolta, perché obbligherebbe il nostro Paese ad avere una posizione da eunuco internazionale. L’iniziativa propone infatti l’obbligo per la Svizzera di astenersi dal prendere posizione e decidere sanzioni su tali conflitti, salvo il caso in cui le sanzioni sono decise dal Consiglio di sicurezza ONU e salvo il caso in cui esse servono ad eludere sanzioni decise da altri.

La prima eccezione è ridicola. Tutti sappiamo che le sanzioni ONU dipendono dai veti di ognuno dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza (USA, Cina, Russia, Francia e Regno unito), che singolarmente hanno oggi il potere di bloccare qualsiasi decisione. Ma tutti sappiamo anche, per esempio, che l’ONU non prenderà mai sanzioni contro la Russia per la sua invasione dell’Ucraina, perché al Consiglio di sicurezza la stessa Russia porrà il suo veto; allo stesso modo l’ONU non prenderà mai sanzioni contro Israele per il genocidio a Gaza, perché al Consiglio di sicurezza gli USA porranno il loro veto. E così, per decisione degli altri, nemmeno di una comunità ma di alcuni pochi singoli, la Svizzera, se passasse l’iniziativa, non avrebbe più la facoltà di dire nulla su queste e altre manifeste violazioni del diritto internazionale e noi cittadini non avremmo più nemmeno il diritto di pretendere dalle nostre autorità una posizione adeguata alla gravità dei fatti.

La seconda eccezione è ancora peggiore. Se passasse l’iniziativa potremo se del caso associarci a delle sanzioni decise da altri, per esempio dall’Unione europea, per evitare di diventare il porto sicuro di chi scappa dalle conseguenze di tali sanzioni. Una posizione di subalternità imbarazzante, dove la nostra dignità e la nostra responsabilità di Paese membro della comunità internazionale scompaiono.

L’iniziativa ci vuole ammutoliti, dipendenti dalle decisioni di altri, senza che questo abbia un qualche influsso sullo scoppio o sulla prosecuzione delle guerre, che nessuno vuole, né i contrari all’iniziativa, né i suoi fautori. Non abbiamo nessun bisogno di regole così rigide ed umilianti, perché possiamo e dobbiamo saper decidere caso per caso, privilegiando sempre mediazione e dialogo, ma potendo continuare anche a denunciare e sanzionare la barbarie.

Pubblicato sul Corriere del Ticino, agosto 2026

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