Manuele Bertoli Un modo si trova – Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

Orgoglio, realismo e cura

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La mia allocuzione alla cerimonia del primo agosto 2013 a Cureglia

Egregio signor Sindaco, Egregi municipali

Gentili signore ed egregi signori,

è con grande piacere che ho accolto l’invito dell’autorità comunale, che ringrazio, a tenere un’allocuzione pubblica in occasione della Festa nazionale svizzera qui a Cureglia e, affinché il piacere sia anche vostro, vi prometto di non rubarvi troppo tempo.

La Festa nazionale risponde ad una ritualità consolidata, è una bella tradizione del nostro Paese ed è un’occasione privilegiata per riflettere sui valori profondi legati al concetto di Patria e di identità nazionale. E’ quindi su questo tema che mi concentrerò nei prossimi minuti.

La festa del 1° agosto ricorda il momento in cui i popoli di quelli che sarebbero divenuti i primi Cantoni elvetici si ribellarono dall’oppressione asburgica, rendendosi indipendenti da essa e stringendo tra loro un patto di reciproco aiuto. Un atto di indipendenza, di liberazione dall’oppressione, ma anche un atto di reciproco riconoscimento, rispetto e solidarietà tra territori e genti che da quel giorno avrebbero condiviso uno stesso destino.

Nei secoli l’alleanza è cresciuta ed ha saputo aggiungere ai Cantoni cosiddetti primitivi popoli anche di culture diverse, di lingua francese, italiana, retoromancia, integrando quindi ai valori iniziali anche quello della multiculturalità. Ha saputo affrontare conflitti interni a carattere religioso anche cruenti, ha fatto proprio il concetto della neutralità dopo l’esperienza napoleonica, e, nel 1848 prima e nel 1874 poi, ha saputo costruire lo stato federale che conosciamo, fondato sui principi iniziali appena evocati ai quali andava ad aggiungersi il riconoscimento fondamentale della democrazia.

Indipendenza e libertà, multiculturalità, convivenza tra credi religiosi diversi, rispetto per gli altri e solidarietà, democrazia. Ecco i valori che rappresenta il nostro Paese e che questa festa intende onorare anno dopo anno.

Al di là della ritualità, è questa un’occasione preziosa per chiedersi: come stanno oggi davvero questi valori? Quanto sono radicati e rispettati nel nostro Paese?

Indipendenza e libertà sono senza dubbio concetti cari a tutti, anche se declinati in maniera diversa a seconda dei punti di vista politici. Per alcuni essi significano sostanzialmente badare ai nostri interessi, primariamente economici, disinteressandosi di quel che accade fuori dalle nostre frontiere; per altri, tra i quali anche il sottoscritto, essi significano far valere il nostro interesse nazionale in armonia con le legittime aspirazioni di chi ci circonda, poiché solo il reciproco riconoscimento porta ad una stabilità vera, durevole e fruttuosa per tutti.

Non vi è dubbio che la Svizzera sia oggi in difficoltà nella gestione delle relazioni bilaterali con l’Europa, che oggi si concentrano sulle questioni fiscali e finanziarie, non avendo saputo cogliere per tempo la conflittualità evidente tra il segreto bancario svizzero e la legittima volontà dei Paesi europei di combattere la loro evasione fiscale interna. Il tardivo progetto Rubik, a meno di miracoli, è sostanzialmente morto, e la nostra posizione su questo fronte è oggi più debole di qualche anno fa, quando si poteva e doveva accettare la sfida dello scambio automatico di informazioni a condizione di un’estensione di questo principio a tutti i territori europei senza se e senza ma.

 Anche la via bilaterale come metodo di gestione dei rapporti tra Svizzera e Unione europea ha inevitabilmente comportato svantaggi e vantaggi. Già al tempo dei primi accordi bilaterali, a fronte di vantaggi, per esempio sul fronte del commercio e della ricerca e innovazione, dovemmo fare concessioni importanti sul fronte del traffico pesante di transito e della libera circolazione delle persone.

La libera circolazione delle persone non l’abbiamo voluta noi, l’ha chiesta l’Europa, essendo una delle 4 libertà fondamentali interne all’Unione europea. Semmai noi l’abbiamo gestita male, poiché a Berna non sono state prese tutte le misure d’accompagnamento che si imponevano già dall’inizio, nel 1999, misure che oggi come ticinesi siamo impegnati a chiedere con forza.

Anche il passaggio dalle 28 alle 40 tonnellate nel traffico di transito non l’abbiamo voluto noi, lo ha chiesto l’Europa, ma ci siamo dati da fare con largo anticipo per gestire la situazione al meglio, tanto che tra pochi anni inaugureremo il tunnel ferroviario più lungo del mondo, tassello fondamentale della politica di trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia. Un investimento multimiliardario che si dovrà confrontare tra qualche tempo con il progetto di raddoppio del tunnel autostradale del Gottardo, sul quale anche in Ticino le opinioni sono divise.

A parole la Svizzera sta bene anche sui temi della multiculturalità e della tolleranza religiosa, ma qualche segnale preoccupante non può obiettivamente essere ignorato.

La multiculturalità originaria svizzera soffre, si pensi solo alla posizione non facile della lingua italiana nel nostro Paese, per la difesa della quale è stato creato alla fine del 2012 un apposito forum, una lingua nazionale minoritaria che deve lottare costantemente contro un fenomeno di marginalizzazione evidente.

Anche la nostra capacità di accoglienza denota qualche problema, si pensi ad una serie di episodi di intolleranza accaduti nel recente passato contro persone venute da altri Paesi alla ricerca di una vita migliore, o ai messaggi chiaramente sopra le righe espressi da alcune campagne di propaganda in occasione di votazioni popolari concernenti gli stranieri. Largamente cristiana, la Svizzera ogni tanto fatica a cogliere i messaggi di fratellanza che anche il nuovo papa argentino sta dando, per esempio recentemente dall’isola di Lampedusa, simbolo di luogo di transizione tra il Terzo mondo e l’Europa.

Sulla tolleranza religiosa, in genere del tutto acquisita, si pensi alla votazione popolare sul divieto di costruzione di minareti, una decisione democratica e quindi evidentemente da accettare, che tuttavia ha mostrato bene quanto una paura agitata ad arte in questo ambito possa produrre risultati oggettivamente sorprendenti e poco comprensibili, visto che il problema della reale costruzione di minareti è sempre stato sostanzialmente inesistente.

Infine, sui temi del rispetto per gli altri, della solidarietà e della democrazia, anche il nostro Paese sta vivendo un periodo di confronti a diversi livelli. Tra generazioni, dove è determinante evitare che i giovani si sentano oppressi dal peso delle politiche sociali e sanitarie per gli anziani. Tra territori, dove gli interessi delle città e delle campagne devono essere collegati tra loro in un rapporto virtuoso. Tra lavoratori e disoccupati, dove l’obiettivo del pieno impiego a condizioni salariali dignitose deve essere un imperativo nazionale. Tra regioni linguistiche, per ognuna delle quali la Confederazione deve riconoscere una specificità ed una dignità propria, in un disegno nazionale coerente di sviluppo per tutti.

La Svizzera che oggi festeggiamo, oltre a riaffermare i suoi valori fondamentali ai quali ho accennato più volte, deve accettare la sfida di saperli coniugare con il contesto attuale, senza rifuggire nella nostalgia di un tempo passato, spesso abbellito dai ricordi e quindi poco realistico.

Nessuna sbandierata indipendenza ci metterà al riparo dal confronto con gli altri Paesi, dal braccio di ferro tra i nostri ed i loro interessi, che dobbiamo saper riconoscere affinché essi riconoscano i nostri.

Nessuna sbandierata multiculturalità ci deve distrarre dal prestare attenzione ai segnali di chiusura, di intolleranza e di razzismo che ogni tanto pervadono anche il nostro Paese.

Nessuna sbandierata solidarietà nazionale ci deve impedire di ridiscutere costantemente le politiche di coesione sociale, territoriale, regionale proprie del nostro Stato federale.

 Oggi abbiamo buone ragioni per festeggiare il 1° agosto con orgoglio, ma con altrettanto realismo dobbiamo continuare ad aggiornare i nostri valori nazionali fondamentali, dobbiamo curarne l’effettiva realizzazione, perché questo piccolo grande Paese, un po’ complicato, rimane un modello di convivenza pacifica al quale siamo tutti molto attaccati. Ad esso e a noi auguro tanta prosperità futura e tanta saggezza nell’affrontare le sfide che ci riserveranno i prossimi anni.

Vi ringrazio per l’attenzione e auguro a tutti una buona Festa nazionale.

Manuele Bertoli Un modo si trova – Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

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