Manuele Bertoli Un modo si trova – Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

Sovranità di ieri e di oggi

S

Anche il 1° agosto scorso, festeggiato nel segno del 175° anniversario della nascita della Svizzera moderna avvenuta con l’adozione della Costituzione federale del 1848,  non sono mancate le sottolineature positive sul senso di quell’atto politico, sul grande valore della volontà di mutuo sostegno ben condensata nel motto “Uno per tutti, tutti per uno” che ancora oggi possiamo leggere sulla cupola di Palazzo federale.

Nessuno mi pare abbia però sottolineato un elemento determinante di quella scelta democratica, ovvero la volontà espressa a chiare lettere di trasferire una parte della sovranità dai Cantoni al nascente Stato federale. L’art. 3 dell’attuale Costituzione, quella del 1999, indica questo principio fondamentale, già presente in quella del 1848, in maniera chiara e inequivocabile: “I Cantoni sono sovrani per quanto la loro sovranità non sia limitata dalla Costituzione federale ed esercitano tutti i diritti non delegati alla Confederazione”.

Piaccia o non piaccia, l’anno del 175° della Svizzera moderna, al di là della retorica, è quindi anche un momento privilegiato per riconoscere come elemento positivo il trasferimento di sovranità da entità più piccole a un’entità più grande, con lo scopo di meglio proteggersi mutualmente, di mettere assieme le forze in maniera più efficace, di riconoscersi e farsi riconoscere mutualmente, di rispettarsi. Quasi un paradosso, se si pensa al dibattito attuale sul futuro della Svizzera e le paure agitate da destra di discutere di una condivisione di parte della sovranità elvetica con altri Paesi europei sulla base degli stessi scopi, cioè il rispetto reciproco, il mutuo riconoscimento, la messa in comune di istituzioni e energie per operare assieme, la protezione reciproca.

Perché mai quello che è stato positivo per i Cantoni 175 anni fa dovrebbe essere negativo per la Svizzera oggi, qualora si dovesse decidere di cooperare più stabilmente con l’Unione europea, che condivide gli stessi obiettivi del nostro Paese in termini di benessere e di democrazia? Evidentemente le condizioni vanno discusse, le puntualizzazioni sono più che necessarie, ma in termini generali si tratta né più né meno di continuare il cammino già percorso ad un altro e nuovo livello.

Il Ticino, così fiero del suo status odierno, tanto decantato durante i discorsi dell’ultima festa nazionale, nella realtà delle cose ha dovuto attendere l’imposizione di Napoleone di oltre 200 anni fa per finalmente unire i baliaggi precedenti in un Cantone svizzero e nel 1848 è stato uno dei 6 Cantoni che alla nuova Costituzione federale ha detto NO. Quando sarà il momento di prendere le decisioni che contano per il nostro futuro con l’Europa, saprà sbagliare strada ancora una volta per poi dover ringraziare anni dopo chi avrà deciso altrimenti?

Pubblicato sul Corriere del Ticino, agosto 2023

Manuele Bertoli Un modo si trova – Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

Articoli recenti

Archivi