Manuele Bertoli Un modo si trova – Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

Vogliamo tornare indietro?

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Nei miei 20 anni nelle istituzioni ticinesi, 12 in Gran Consiglio e 8 in Consiglio di Stato, ne ricordo pochi, ma proprio pochi, passati senza l’assillo delle difficili condizioni delle finanze cantonali. Un peso che ha sempre bloccato gli slanci di miglioramento in tutte quelle politiche che necessitano investimenti di un certo rilievo.

Ora possiamo finalmente godere di una situazione positiva da questo punto di vista, grazie al riequilibrio delle finanze cantonali e grazie al ricorso vinto dai socialisti al Tribunale federale contro l’amnistia fiscale, che ha rigettato come anticostituzionale la prospettata e iniqua riduzione del 70% delle aliquote per gli evasori fiscali costringendoli invece, come è giusto che sia, a pagare le imposte arretrate per intero, pur senza multe. In 8 anni le autodenunce fiscali esenti da pena (ben 1’584 nel 2017) hanno fatto emergere una sostanza complessiva di oltre 6 miliardi di franchi, portando al solo Cantone (in più ci sono Confederazione e Comuni) un introito fiscale di ca. 50 milioni annui nei soli ultimi 3 anni.

Ora che degli spazi di manovra per investire in politiche che guardano verso il futuro esistono (politiche ambientali, politiche sociali, nella scuola e nella formazione), vogliamo tornare indietro? Vogliamo tornare al “non si può fare perché le finanze non lo permettono”?

Lo chiedo agli elettori, perché la composizione del nuovo Governo e del nuovo Gran Consiglio sarà determinante per rispondere a questa domanda.

Già con il Preventivo 2020, qualora in maggio il popolo dovesse accettare, come io auspico, la soppressione dei regimi fiscali agevolati, quelli che oggi fanno pagare alle holding, alle società di amministrazione e ausiliarie la metà o molto meno di quanto pagano le aziende sottoposte a tassazione ordinaria, il Ticino dovrà rivedere la sua fiscalità delle imprese. La tassazione cantonale delle aziende dovrà basarsi su un’aliquota unica, cosa giustissima, non più il 9% per la gran parte di esse e il 2%, il 3% o il 4% per pochi fortunati. Siccome nel nostro Paese vige ancora l’assurdo regime della concorrenza fiscale tra Cantoni, per evitare che delle importanti imprese a tassazione agevolata partano dal Ticino causando una significativa perdita fiscale dovremo trovare un punto di equilibrio con la nuova aliquota unica. Se lo sapremo fare, la riduzione degli introiti fiscali da parte delle imprese a tassazione ordinaria sarà compensata dall’aumento degli esborsi a carico di quelle che oggi beneficiano della tassazione agevolata. Dai dati in mio possesso, questa revisione potrebbe essere decisa sostanzialmente a costo zero, quindi senza incidenze sui conti cantonali.

Ma la bozza di progetto sul tavolo del Governo uscente, che ci si è ben guardati dal tematizzare troppo in attesa della decisione popolare di maggio e soprattutto delle elezioni di aprile, prevede di aggiungere a questa riforma anche una bella ciliegina che con la riforma non ha nulla a che vedere: uno sgravio fiscale del 5% per tutti, persone fisiche e persone giuridiche. Un provvedimento dal costo annuale pesante, 75 milioni per le casse cantonali, senza alcuna contropartita di altra natura.

Ed è qui che casca l’asino, o meglio l’equilibrio finanziario cantonale ritrovato. Perché il passato ci dice che decisioni di questo tipo sono sempre state seguite a ruota da pacchetti di risparmio e politiche bloccate per mancanza di risorse. L’abbiamo già sperimentato più volte. Le cittadine e i cittadini di ceto medio e basso hanno già pagato più volte il prezzo di questa impostazione politica. Quindi lo chiedo ancora: vogliamo davvero tornare indietro?

Pubblicato sul Corriere del Ticino, marzo 2019

Manuele Bertoli Un modo si trova – Pensieri, appunti e proposte di politica e altro

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