Pubblicato sulla Regione, settembre 2006

Il 16 maggio 2004 i ticinesi bocciarono una riduzione dei sussidi ai premi di cassa malattia per 12,7 milioni annui con un voto chiaro e netto. Malgrado quel segnale popolare, l’anno successivo una maggioranza di Governo, senza passare dal Gran Consiglio per paura del giudizio dei cittadini, impose per decreto un taglio nello stesso settore ancora più elevato, pari a quasi 20 milioni annui. Con quel decreto vennero tagliati fuori dai sussidi circa 10’000 ticinesi ed a molti altri venne ridotto l’importo erogato.

Contro quella decisione ingiusta venne proposta dal PS, tra l’altro, un’iniziativa parlamentare che giace ancora nei cassetti della commissione della Gestione, la quale non più tardi di martedì scorso ha scoperto che, qualche mese prima che il Consiglio di Stato votasse il decreto taglia-sussidi, presso il fisco ticinese qualcuno chiedeva invano al DFE potenziamenti per evitare di perdere entrate fiscali preziose.

La coincidenza di questi fatti urta il senso comune di giustizia e non può lasciare indifferenti. Chi è costretto a chiedere i sussidi pubblici per pagare i premi di cassa malattia subisce già la profonda iniquità di un sistema grottesco, che chiede a tutti, ricchi e poveri, di pagare la stessa somma per l’assicurazione di base. Spesso a ciò si aggiunge la strisciante colpevolizzazione ad opera di una parte del mondo politico, che grida allo scandalo perché un terzo della popolazione è sussidiata, dimenticandosi di dire che se ognuno pagasse la cassa malattia in base al proprio reddito i sussidi potrebbero essere puramente, semplicemente e finalmente aboliti. Ma se a ciò si aggiunge il fatto che, mentre da un lato si taglia, dall’altro lo Stato perde entrate per problemi di organico, che fortunatamente verranno presto risolti, la reazione non può che essere netta.

La stessa reazione la si ha quando, dopo anni di sacrifici finanziari e di battaglie per ogni franco, si scopre da un sorridente Sergio Morisoli che la nuova perequazione Confederazione/Cantoni che secondo i dati del 2001 doveva portare ogni anno 70 milioni in più nelle casse del Cantone, probabilmente invece ce ne costerà ogni anno quasi 30.

La lunga storia degli sgravi fiscali e dei loro effetti sulle casse pubbliche ci ha già abituato ai giochi di prestigio finanziari. Da una parte il Governo ammetteva ufficialmente che i vari pacchetti avevano un costo in termini di minori entrate, ma quando da sinistra si collegava questo fatto oggettivo con la situazione difficile dei conti pubblici cantonali si negava ostinatamente e sdegnosamente qualsiasi responsabilità. Una storia che arrischia di ripetersi. Sia con i minori incassi fiscali, dove contano anche i ritardi poiché i Preventivi si fanno in larga parte basandosi sui dati di cassa, sia con gli effetti della nuova perequazione Confederazione/Cantoni, che finalmente preoccupa anche il Consiglio di Stato, tanto da averne discusso di recente con la deputazione ticinese a Berna.

In attesa dei dovuti chiarimenti su entrate fiscali e perequazione, sperando di non dover assistere ai salagadulamencicabula del passato con i quali i soldi in meno divenivano per magia aumenti di ricavi, è urgente discutere in Parlamento la questione dei tagli ai sussidi di cassa malattia, affinché sia il Legislativo a definire i diritti dei cittadini apertamente, senza scorciatoie di comodo per dribblare la volontà espressa dalle urne.