In Ticino oltre 8´500 persone, il 3% dei residenti, una popolazione molto spesso colpita da attestati di carenza beni e da situazioni personali insostenibili, precarie o mal gestite, sono senza copertura sanitaria. Le prestazioni della loro cassa malattia sono sospese fino al pagamento integrale di premi e partecipazioni arretrati, interessi di mora e spese esecutive. È l’effetto del nuovo famigerato art. 64a LAMal, introdotto dalle Camere federali dal 1° gennaio 2006.

Da quasi un anno e mezzo chi non paga in tempo la cassa malattia non è più coperto dall’assicurazione finché non ha saldato gli arretrati. Cosa succede a chi, per motivi diversi, si trova in questa situazione ed ha un’urgenza sanitaria? Verosimilmente sarà sempre dirottato sul pronto soccorso pubblico. L’ospedale presterà le sue cure, ma non potrà fatturarle a nessuno, rimanendo con degli scoperti impagati. Fino alla prossima urgenza sanitaria.

La nuova norma federale ha di fatto trasferito ai Cantoni l’onere di occuparsi di questa parte della popolazione, che volente o nolente in un Paese civile come il nostro non può rimanere senza copertura sanitaria, a meno di voler rischiare di dover assistere, prima o poi, al primo morto per carenza di cure.

Per evitare questa situazione il PS ha proposto che sia lo Stato ad anticipare i soldi per la cassa malati, andando poi a recuperare il recuperabile tramite le procedure esecutive. A prima vista una proposta assistenzialista, ma le cose non stanno così.

La schiera degli insolventi si divide infatti in tre categorie distinte.

Vi è una piccola minoranza che non paga per cattiva abitudine, pur potendolo fare. Nei confronti di queste persone lo Stato, dopo aver anticipato i costi, deve agire senza tentennamenti, passando al pignoramento di redditi e beni per recuperare tutto quanto è necessario.

Vi è poi una seconda “tranche” di queste persone, che si trova in una situazione di cattiva gestione dei propri affari (anziani non più autosufficienti senza qualcuno che si occupa di loro, persone alcooliste o tossicodipendenti non seguite ecc.). Una popolazione in difficoltà personale, che potenzialmente potrebbe pagare, grazie all’AVS, all’AI, alle prestazioni complementari, ai sussidi pubblici, ma che necessita di qualcuno che le aiuti (familiare, curatore ecc.). In questi casi è necessario garantire la copertura assicurativa e arrivare presto a definire la persona di riferimento, la quale potrà rimborsare allo Stato, magari a rate, i soldi anticipati.

Vi è infine la grande maggioranza che si trova in situazione di carenza beni, di insolvenza generalizzata. Nei confronti di queste persone nessun creditore, nemmeno lo Stato, sarà in grado di ottenere il rimborso di un debito. Anche per esse è comunque opportuno anticipare i soldi per la copertura sanitaria, perché l’alternativa sarebbe solo il pagamento diretto delle fatture mediche o ospedaliere, una soluzione nel medio periodo che allo Stato costerebbe di più dell’anticipo dei costi assicurativi. Naturalmente anche verso queste persone è necessario intervenire con un’azione responsabilizzatrice, ma senza far venir meno la copertura sanitaria, che rimane uno degli acquisiti di civiltà della nostra società.

Le “soluzioni” giustizialiste, volte in definitiva a negare la copertura sanitaria a chi non paga, non sono dignitose per una società moderna. Se la Confederazione, con un’operazione estremamente discutibile, ha scaricato il problema a Cantoni e Comuni, badando più agli interessi delle casse malattia che a quelli dei cittadini, l’autorità cantonale non può far finta di non vederlo. Per questo una soluzione civile si impone, presto.