Pubblicato sulla Regione, dicembre 2011

In vista della prossima campagna elettorale uno dei quesiti da porsi è quello a sapere quale sarà il tema politico che ci occuperà maggiormente nella prossima legislatura.

Un recente documento governativo, il III aggiornamento delle Linee direttive e del Piano finanziario 2008-2011, ci dice in maniera piuttosto convincente che sarà la questione finanziaria a tenere banco nei prossimi anni, visto che le previsioni indicano dal 2012 in poi dei deficit paurosi, di oltre 300 milioni annui, pari a circa il 10% delle spese del Cantone. La politica non deve ridursi a calcoli contabili, ma questi numeri non possono essere presi alla leggera, soprattutto se si considera che, sempre per i prossimi anni, non si prevedono grandi schiarite sul fronte economico e quindi crescite di gettito fiscale rilevanti.

Come ho già avuto modo di dire più e più volte, la politica finanziaria è un po’ la madre di tutte le politiche, perché senza soldi le migliori intenzioni arrischiano fortemente di rimanere vuoti proclami. Vista da sinistra la questione finanziaria è quindi prima di tutto una questione di priorità, di scelte politiche precise su cui investire le risorse disponibili, tralasciando altre opzioni. E se il quadro è questo non vi è dubbio che sulle priorità lo scontro si farà duro, siccome nelle intenzioni del Governo uscente e delle forze politiche del centro destra rimane forte la volontà di rivedere ancora una volta al ribasso la fiscalità, aggiungendo quindi nuove perdite ai disavanzi da paura già pronosticati.

Da qui ad aprile sentiremo diversi candidati spendersi a favore di proposte interessanti, molte delle quali richiederanno nuovi finanziamenti. Il candidato Morisoli, ad esempio, di recente sul Corriere del Ticino ha proposto di valorizzare i docenti, anche dal profilo salariale, di introdurre direzioni a tempo pieno per ogni sede scolastica e di dividere le scuole medie affollate in sedi più piccole. Cose del tutto condivisibili, un tantino diverse da quel che lo stesso Morisoli diceva nel dicembre del 1999, quando sosteneva che il rinnovo nella scuola pubblica passava dal finanziamento delle scuole private, ma tutte cose che costano. Altri seguiranno questa strada, promettendo attenzione e più soldi per questo e per quello, ma poi, dopo il 10 aprile, si arriverà al dunque. E di fronte ai conti in rosso non vi è dubbio che quella che aspetta il Ticino è la riedizione di un potenziale braccio di ferro sulle risorse che il Cantone ha già conosciuto in passato.

In questa prospettiva chi rappresenterà la sinistra in Governo, soprattutto in un Governo che cambia per tre quinti, dovrà avere capacità di dialogo, ma al contempo la solidità necessaria per evitare che il risanamento dei conti venga fatto a scapito delle politiche più utili al futuro del Cantone. L’esperienza di almeno tre legislature mi dice che i ticinesi sanno capire bene quali sono le priorità su cui investire. Lo hanno fatto in passato bocciando tagli antisociali, sostenendo la scuola pubblica, sostenendo scelte ambientalmente corrette, sapendo anche dire di NO ad allettanti regali fiscali avvelenati e lo sapranno certamente fare anche in futuro.

La campagna elettorale è cominciata in anticipo e sarà lunga. Spero che tra le trovate e le provocazioni più o meno riuscite che la costelleranno sarà il confronto politico a farla da padrone, nell’interesse di una vera e libera scelta da parte degli elettori.