Pubblicato sul Corriere del Ticino, novembre 2010

Il prossimo 28 novembre andremo a votare sulla riforma delle due leggi che in Ticino regolano i rapporti tra il Cantone e il suo personale, ovvero la Legge sull’ordinamento degli impiegati e dei docenti (LORD) e la Legge sugli stipendi (Lstip), anche se il tema che ha provocato il referendum è insito nella sola nuova Lstip. Mi corre infatti l’obbligo di ricordare a tutti che in giugno la maggioranza parlamentare ha malauguratamente rifiutato di separare le due leggi in due decreti, come chiesto dalla minoranza, in modo da circoscrivere il dibattito sul solo punto contestato, ovvero il cosiddetto salario “al merito”, per l’appunto contenuto nella sola nuova Lstip.

Dico questo perché ancora di recente (CdT del 5 novembre) mi è capitato di leggere un articolo a firma Gabriele Gendotti che, pur riconoscendo espressamente che il pomo della discordia sia il nnuobo sistema salariale, si è dilungato su aspetti che non hanno sollevato alcuna obiezione nel dibattito sulla nuova LORD (gestione per obiettivi, valutazione regolare dei dipendenti), legge che avrebbe benissimo potuto essere sottratta al referendum se solo la maggioranza e il Consiglio di Stato non si fossero dimostrati inutilmente testardi nel voler per forza collegare le due leggi in un pacchetto unico da prendere o lasciare.

Venendo al nocciolo del confronto, va innanzitutto detto che il meccanismo contenuto nella nuova Lstip renderà innanzitutto il sistema salariale del pubblico impiego meno trasparente di oggi, sempre che passi in votazione popolare. Oggi chiunque può accedere alla tabella che presenta in franchi e centesimi i salari cantonali, fissati per categorie (classi) e in base agli anni di lavoro. Un sistema definito a torto dai suoi detrattori anacronistico, naturalmente senza spiegare perché lo sarebbe, che riconosce salari diversi per funzioni diverse con gradi di responsabilità diverse, e che riconosce l’esperienza che i lavoratori accumulano nel tempo attraverso gli scatti annuali automatici. Un sistema che soprattutto risponde ad un chiaro principio contrattuale, ovvero quello di definire trasparentemente quanto sarà il salario se il lavoro verrà svolto correttamente.

Dovesse passare la nuova Lstip le cose cambieranno, poiché una parte del salario sarà attribuita in base a valutazioni da parte dei dirigenti sul raggiungimento degli obiettivi. Un sistema che l’attuale Lstip contiene già (art. 7a), ma che da anni è inapplicato quale misura di risparmio (!?!). Pretendere, come fa la maggioranza, che un sistema già sperimentato e sospeso come non prioritario possa domani funzionare e divenire addirittura uno degli elementi centrali di una nuova era nella gestione del personale è molto ideologico e piuttosto irrealistico. L’abbandono della trasparenza dei salari nel settore pubblico avrà ripercussioni anche sui salari del privato, notoriamente meno definiti da norme contrattuali, perché se il cattivo esempio verrà dal Cantone nulla vieterà ai privati di peggiorare ancora le cose in questo ambito.

In secondo luogo il nuovo sistema salariale sarà anche molto costoso, poiché obbligherà ogni anno l’amministrazione a decidere sulla parte variabile del salario di tutti i dipendenti, prendendo quindi migliaia di decisioni, invece di concentrare le energie su chi effettivamente non raggiunge gli obiettivi prefissati. . Nessuno contesta che si debba poter fermare gli automatismi annuali per i dipendenti che non raggiungono i minimi previsti, cosa che del resto già l’attuale LORD prevede per chi trasgredisce i doveri di servizio. La minoranza ha purtroppo inutilmente insistito sul concetto di demerito, che permetterebbe di discutere dell’evoluzione dello stipendio con chi non fa il proprio dovere come dovrebbe, lasciando in pace quella che anche i fautori della riforma ammettono essere la grande maggioranza di dipendenti che svolgono correttamente il proprio lavoro.

Infine il nuovo meccanismo salariale è anche controproducente, perché, come dimostrano le esperienze svolte altrove, i bonus variabili vanno in gran parte ai dirigenti, i rischi di arbitrio sono elevati, il clima di lavoro viene facilmente avvelenato da valutazioni soggettive errate o squilibrate, che possono creare malcontenti e frustrazioni che poi si ripercuotono sul buon funzionamento del servizio.

A fronte di molti svantaggi concreti e di presunti vantaggi solo teorici, la nuova Lstip va bocciata. La nuova LORD, che non ha trovato contrari, potrà essere ripresentata così come uscita dalle deliberazioni del Gran Consiglio e sul sistema salariale si potrà, lo spero, finalmente lavorare sul concetto di demerito, che mette in discussione chi non lavora come dovrebbe, invece di precarizzare sul salario tutti coloro, e sono tanti, che lavorano con impegno e dedizione.